Dopo i trattori in piazza


I trattori in piazza hanno fatto sentire la loro voce. Una voce forte se si pensa al grande rilievo di stampa, televisioni e social, non del tutto chiara riguardo ad una piattaforma che avesse potuto accompagnare l’ iniziativa ed essere vissuta nella sua progressione (o regressione) rispetto a risultati raggiunti, compromessi accettati o no, successivi passaggi e confronti.
La protesta è rifluita dopo le manifestazioni di Roma, una certa eco in Sanremo, presidi sparsi per il Paese. Già nella precedente nota di questa newsletter e per tempo, avevamo ben visto che la protesta aveva raggiunto il suo culmine. Così è stato. 

Infine occorre considerare che il cambiamento climatico, realtà viva del nostro quotidiano, non invenzione di taluni,  che già ci porta a prevedere con preoccupazione i problemi idrici che ci saranno con la prossima estate – l’augurio è quello di commettere un errore di previsione! – obbliga ad anticipare tutte le stagioni di lavorazione e fra non molto occorrerà ritornare alla campagna per l’avvio di quelli.
La piazza sarà sgombra perché a breve il lavoro della terra e in allevamento chiama. 

Qualche risultato è stato raggiunto.
Il 26 febbraio a Bruxelles tutti saranno presenti in diverse forme per il Consiglio e probabilmente tale giornata suggellerà il periodo di agitazione agricola. Si potranno tirare le somme definitivamente.

In questa sede tre i punti da sottolineare.
Da un lato la constatazione che se da una parte l’iniziativa agricola ha suscitato all’inizio simpatie man mano che passa il tempo tale simpatia si è trasformata in interrogativo e persino in qualche diffidenza. Va da sé la contrarietà dal mondo ambientalista che non è poca cosa della società civile del Paese.
Occorre insomma considerare sempre il grado di consenso che una iniziativa porta nella società. Non sembra che questo sia stato messo nel dovuto conto dai manifestanti.

In secondo luogo al di là delle modificazioni sul piano della norma ( ritiro della proposta di regolamento Fitofarmaci, la deroga rinnovata per un anno del 4% del ritiro dalla produzione dei terreni oggetto di sostegno pubblico ed altro )  la Pac rimane quella che era e non ci siano grandi margini di mutamenti anche con la prossima MTReview. Sullo sfondo ed a breve la elezione del prossimo Parlamento Europeo che potrebbe portare a sorprese. Ma soprattutto è il tema generale del rapporto costi e redditi che deve essere affrontato adeguatamente. 

Questione vera e storica della nostra agricoltura, che non può essere risolta con qualche legge ( impossibile sul piano comunitario e del tutto estranea ad una impostazione della società che vede nel libero mercato uno dei cardini del proprio funzionamento ). Il tema è quindi ben più complesso di come qualche slogan vuole fare credere, perchè non tutta l’agricoltura soffre allo stesso modo, perché i consumatori vogliono sicurezza e qualità dei prodotti in modo diffuso e convinto, perché se gli agricoltori sono quasi un milione le aziende agroalimentari che acquistano prodotti agricoli sono 50.000 ca.. Il rapporto dice tutta la debolezza agricola nel mercato. 

Il problema  è veramente complesso e ha fatto discutere nel tentativo di organizzare l’offerta agricola, dalla metà degli anni ’80 del secolo scorso. Obiettivamente con qualche successo, ma anche con insuccessi e senza una soluzione definitiva e soddisfacente.
L’auspicio che tali problemi vengano affrontati adeguatamente.

Infine, nella consapevolezza che moltissime sono le iniziative in questa direzione e di diverso segno, ma che appunto occorre progressivamente portare a sintesi, occorre riflettere su quale agricoltura vogliamo perché corrisponda ad esigenze di produzione, quindi di reddito, associate a quelle di una progressiva ineludibile sostenibilità ambientale.
Un interrogativo strategico che dovrebbe accompagnare la riflessione critica ormai su tutto l’apparato produttivo in uso in tutte le nostre società.