La protesta agricola sugli organi di stampa


Casa dell’Agricoltura propone una ragionata rassegna stampa sulla protesta agricola in corso. Una iniziativa rivolta a favorire un ragionamento critico non solo sui fatti che si susseguono, ma sulle ragioni della protesta e sulle richieste avanzate. Il rilievo mediatico, considerata anche la disponibilità alla presenza all’evento di intrattenimento nazional popolare più importante dell’anno, il Festival di Sanremo, è stato raggiunto.
E’ prevedibile che la protesta abbia già raggiunto il suo culmine e presto occorrerà valutarne i risultati, anche a livello europeo. Una parte dei manifestanti, potremmo dire l’ala dura, proseguirà nella protesta e forse così si può interpretare l’avvicinamento a Roma della lunga fila di trattori che vediamo in televisione.
Certamente gioca un ruolo la volontà di esserci, di non essere esclusi, di non rimanere a casa mentre altri si impegnano. Ma intanto alla Fiera Agricola di Verona – in netta distinzione anche se non necessariamente in contrasto con ‘l’agricoltura in piazza‘-, la più classica e tradizionale delle manifestazioni espositive agricole italiane, sono state raggiunte 100.000 presenze e non erano certo solo curiosi, ma operatori economici ed agricoltori perché le attività proseguono.
Ma a Sanremo chi parlerà e chi no? E quale sarà il messaggio rivolto al pubblico? Esiste una piattaforma delle richieste? ed un limite accettabile da parte dei dimostranti della risposta di governo? E quanto di tutto questo sarà capito dal vasto pubblico che vede oggi con simpatia, ma incomincia ad interrogarsi su ‘ quel che vogliono gli agricoltori?
Almeno tre sono i punti critici: una politica agricola interpretata come troppo green, troppo vincolistica, quindi punitiva; costi e redditi; un bagaglio burocratico pesante nel rapporto con la pubblica amministrazione.
Riassumendo, oltre a confermare il riconoscimento della funzione basilare che svolge l’agricoltura per l’alimentazione e per la gestione del territorio, occorre da un lato evitare una frattura fra agricoltura ed Istituzioni, fra agricoltura e società. Su questo piano le disponibilità avanzate sono riuscite a tenere aperto il dialogo e il confronto.
Dall’altro è forse giunto il momento, in modo sistematico nel merito e nel confronto fra diversi Enti e soggetti, di porsi l’interrogativo se il modello produttivo ed organizzativo, gli ordinamenti e le tecnologie in uso, le prospettive possibili siano compiutamente compatibili alle esigenze di sostenibilità più volte dichiarate e da più voci condivise. Consapevoli che la evoluzione delle tecnologie nel senso della sostenibilità ambientale, impegno ineludibile per tutti, non è ininfluente rispetto alla sostenibilità economica delle singole imprese e che la domanda di naturalità ed integrità nella società moderna è ormai di diffuso dominio in molte fasce dei consumatori e che a quella occorre corrispondere. Siamo e ci diciamo essere un’agricoltura di qualità che produce qualità, occorre corrispondere a questa convinzione.
Forse si scoprirebbe che non poche cose già oggi si fanno e con professionalità, con adattamenti e modificazioni alle attività convenzionali oltre a frequentare altri mondi tecnologici, prima fra tutti il bio, ridando valore in una chiave di contemporaneità ad una tradizione produttiva che sarebbe utile non dimenticare e che ci ha consegnato fertilità, tecniche e varietà produttiva. Oggi entrano in agricoltura pacchetti tecnologici confezionati che contrastano con una attività versatile ed adattativa come è quella agricola. Forse bisognerebbe riscoprire il mestiere dell’agricoltore e ridefinirlo nella sua ricchezza e complessità.
In qualche modo sarebbe utile, se non necessario, guidare un processo evolutivo in modo consapevole piuttosto che subirlo a fronte di accadimenti e decisioni esterne.
Rimanere costretti, professionalmente e imprenditorialmente, nella condizione attuale è costoso, difficile dal punto di vista ambientale, arido da quello professionale. Comunque esposto e sottoposto a decisioni prese in altre sedi e secondo dinamiche non agricole.
La protesta di questi giorni sia veicolo di una riflessione critica sulla attività in agricoltura, non solo occasione di una richiesta alla quale comunque occorre dare risposta.
Ecco alcuni articoli che presentano un panorama degli eventi e delle diverse posizioni presenti nel dibattito.