Agricoltori in piazza

Alla fine ci siamo arrivati. L’agricoltura in piazza in tutta Europa. Motivazioni comuni, ma anche divergenti fra di loro, Organizzazioni di rappresentanza alla testa delle manifestazioni ma non sempre, gruppi più o meno spontanei che manifestano anche contro le organizzazioni, singole presenze con motivazioni le più varie, azioni dimostrative ed anche violenza di corollario (secondo prassi ormai riconoscibile da non poco tempo e nelle più diverse occasioni, non solo agricole).
Ma il dato è che l’agricoltura europea è in piazza. La notizia è importante anche perché inedita è la estensione della protesta in tutto il continente e considerato che il mondo agricolo non è avvezzo alla manifestazione di piazza se non in momenti specifici. In questo caso invece si assiste ad una sorta di internazionalismo agricolo europeo che occupa in modo ricorrente le piazze, le strade e le autostrade con motivazioni assimilabili pure se con accentuazioni differenti. Talune parole d’ordine sono certamente comuni, le motivazioni sono spesso diverse. Ciò non stupisce considerate le condizioni anche molto differenti in cui l’attività agricola europea opera. Al momento per esempio sono più gli agricoltori del nord ed est che si stanno muovendo, anche se i francesi hanno da poco tempo fatto sentire la loro voce. Prima i tedeschi in occasione della Greenmesse di Berlino. Oggi anche gli italiani del Centro e del Sud.
Casa dell’Agricoltura è associazione culturale, come tale è registrata ed iscritta al Registro Unificato di Terzo Settore – ne parliamo in altra parte della Newsletter – e quindi non ha doveri di esprimere un commento interpretabile in rappresentanza del settore. Ma sarebbe reticente se non si esprimesse. I punti sui quali soffermarsi sono tre: la richiesta della possibilità di incrementare le produzione a fronte dell’aumento dei costi, soprattutto energia, e con riferimento ai vincoli delle politiche di rinaturalizzazione; una politica comunitaria, non solo quella agricola, la PAC, giudicata troppo green, taluno sostiene all’incontrario troppo poco green; le nuove tecnologie: dagli N.G.T. (TEA in Italia) alla carne coltivata.
La riflessione deve infine collocarsi nell’ambito dell’avvio della campagna elettorale per le elezioni europee ed a seguito della stretta conclusiva delle regolamentazioni di indirizzo ambientalista che prima della conclusione della legislatura l’UE intende approvare.
L’agricoltura è per definizione un’attività produttiva. La sua storica funzione di settore trasformatore di beni naturali fondamentali in alimenti è stata nel corso del tempo riconosciuta con adeguati sostegni pubblici nelle società moderne. Più recentemente è stata riconosciuta anche una funzione di tutela del territorio, di riequilibrio, di paesaggio e di cultura. Servizi ecosistemici sono anche detti.
L’insieme delle politiche ambientalistiche della UE – nessun giudizio di merito su di esse in questa sede -, sono vissute come un punto di rottura, di restrizione eccessiva rispetto a quella funzione costitutiva di produzione che ha l’agricoltura: “Non siamo giardinieri ma agricoltori! “ si dice. Anche perché tali disposizioni sono vissute in una condizione generale di aumento dei costi o con doveri di solidarietà verso l’est europeo condizionato dalla guerra (la questione dei ‘polli low cost’ dall’Ucraina per esempio, senza considerare la vicenda del prezzo del grano e dei cereali in genere condizionata dai blocchi commerciali del Mar Nero). In una condizione di globalizzazione territoriale punitiva si potrebbe dire.
E’ innanzitutto in gioco quindi una questione culturale profonda che attiene al senso di essere agricoltori in questa fase della vita del pianeta laddove ancor di più la popolazione mondiale povera e denutrita torna ad aumentare.
Viene vissuto tutto ciò come una contraddizione, e lo è indiscutibilmente, tra una agricoltura interpretata come prevalente tutrice di una ambientalismo il cui mancato rispetto ha anche ben altri responsabili, rispetto ad una funzione che affonda le radici nella stessa storia dell’umanità: “ dare da mangiare alla gente “e non“ produrre massa“.
“Lasciateci produrre perché quello che si vede è il risultato storico della nostra attività”.
A tutto ciò si aggiunge il bagaglio storico critico che ogni settore produttivo rivolge alle politiche ed alle amministrazioni: eccesso di burocratismo, contraddizioni di misure, incomprensione di talune disposizioni, impedimenti.
Occorre a questo punto una riflessione cautelativa perché, spinta troppo in là, questa considerazione porta a non vedere criticamente i profili tecnologici in uso che non possono essere considerati esenti da responsabilità in ordine al deterioramento dell’ambiente e del clima.
Occorre dare dimensione credibile a queste istanze e trovare un punto di equilibrio.
In questa vicenda, per come si sta sviluppando, c’è il rischio forte di una frattura fra agricoltura e Istituzioni, comunitarie ma anche nazionali, fra produzione e politiche agricole ed una reciproca progressiva incomprensione.
Infine le nuove tecnologie ancora una volta viste come turbative di un equilibrio ed invasive con prodotti vissuti come competitivi. Mentre scriviamo la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha approvato la possibilità di esercizio degli NGT, che potrebbero essere considerati come ‘i nipotini‘ degli Ogm, ma di un uso potenziale ritenuto non distruttivo del
sistema produttivo e della tutela sanitaria pubblica.
Da qui potrebbero uscire interessanti soluzioni per diversi problemi. Occorrerà tuttavia attenzione affinché il settore agricolo non diventi esclusivo compratore di tecnologie, ma quanto più possibile coattore di una evoluzione in cui ha tutto l’interesse a mettere la mani.
A parte sta il tema della ‘carne coltivata‘ di cui abbiamo già detto su questa Newsletter.
E molto ci sarebbe da dire sulla agricoltura verticale, sistema di produzione del tutto estraneo alla produzione agricola, affermata e vincente poiché per definizione produttrice di prodotti molto tutelati sotto tutti i punti di vista anche se di forte impatto energetico.
In questa protesta quindi si riversano tutti i temi anche in modo convulso e complicato.
Le elezioni fanno da detonatore. Occorre non perdere il contatto con l’agricoltura.
Grave e senza ritorno l’incontrario.