Parco Agricolo Metropolitano

Casa dell’Agricoltura – associazione di idee, aderisce al ‘Manifesto per il Parco Agricolo Metropolitano’ nella convinzione dell’importanza crescente della conservazione delle risorse naturali e culturali a fronte dei cambiamenti epocali ambientali, economici e sociali in corso e nella convinzione della necessità della tutela del settore agricolo, soggetto e strumento per perseguire gli indicati obiettivi. La costituzione del Parco Agricolo Metropolitano deve in ogni caso recuperare l’esperienza fin qui realizzata del Parco Agricolo Sud.
A questo proposito occorre sottolineare alcuni punti.
L’attuale legge Regionale 13 dicembre 2022, n. 29, non soddisfa le esigenze di rilancio del parco Parco Agricolo Sud, già parco agricolo metropolitano più importante d’Europa ed elemento strategico dello sviluppo di una Città metropolitana che presenta livelli di densità di popolazione fino a 7.000 ab/kmq (tra i più alti in Europa) e che ospita le attività economiche più importanti del Paese, servita da una rete infrastrutturale abbondante, complessa e trafficata, che l’ha portata al quarto posto in Europa nel settore della logistica a livello internazionale, con Milano Città, che ogni giorno raddoppia i suoi abitanti.
In tutto ciò la Città Metropolitana deve vivere.
E vive soprattutto grazie a quel 57% circa di territorio che respira, conserva acque abbondanti, suoli tra i più fertili al mondo che, oltre a consentire produzioni agricole di altissima eccellenza, sono i più importanti serbatoi di carbonio, ecosistemi e paesaggi alla base di una prosperità ancora possibile.
Una delle grandi sfide di oggi è proprio il ritrovare il rapporto mutualistico tra città e territorio, che è sempre stato il motore del successo di questa città.
Una città che ha trovato la ragione e la continuità del suo sviluppo nella sinergia tra i tre capitali fondamentali: naturale, socio-culturale e insediativo.
Oggi i parchi rappresentano un elemento strategico non solo nel mantenimento, ma anche se non soprattutto nella produzione e rigenerazione delle risorse e dei Servizi Ecosistemici alla base della vita degli insediamenti umani.
Dunque, sviluppo urbano e ambientale dovrebbero procedere di pari passo a partire dalla individuazione dei nuovi ruoli e compiti da affidare ad un Parco Agricolo Metropolitano di un territorio così complesso. La legge 29 è muta rispetto alle esigenze e obiettivi di un parco metropolitano contemporaneo: riguarda prettamente aspetti amministrativi e di governance.
Ma il modello di governance deve essere su esigenze, ruoli e aspettative, che vanno approfondite e che appaiono fin d’ora ben diverse e più complesse da quelle che hanno avviato la fondazione dei parchi regionali. Dai ruoli affidati e dagli obiettivi attesi sarà possibile definire il
modello di governance più efficace, le risorse e le reti di attori necessari allo sviluppo delle attività proprie di un parco agricolo contemporaneo, capace di sostenere una metropoli con i propri capitali naturali e sociali e i molteplici servizi ecosistemici da essi derivabili.
Casa dell’Agricoltura, aderendo al Manifesto, si rende disponibile con le proprie esperienze, competenze e conoscenze al confronto sul parco Agricolo Metropolitano nell’auspicio che questo possa anche contribuire all’innovazione di tutti i parchi lombardi.
Crediamo infatti nella necessità di una attenta, preventiva e condivisa verifica.
Una verifica che deve essere sul piano programmatico – su questo
molte condivisibili considerazioni sono svolte nel Manifesto – e su quello delle modalità di gestione a partire dalla individuazione delle sedi e delle procedure del confronto. Tale confronto dovrà peraltro rappresentare prassi futura nella attività del Parco al fine di fare emergere i problemi e individuare le soluzioni in un clima non solo di adeguatezza delle decisioni da adottare, ma anche di consenso che ne favorisca la applicazione.
La definizione di un contenitore più ampio rispetto a quelli esistenti non costituisce di per sé la soluzione dei problemi programmatici e di relazione che si sono resi evidenti nel corso degli ultimi anni. Occorre quindi rendere le decisioni programmatiche adeguate attraverso l’esercizio di competenze che superino la semplice collocazione burocratica dei problemi, attraverso una piena partecipazione dei soggetti chiamati a realizzarle.