Assestamento forestale

Prosegue la collaborazione della nostra newsletter con Paolo Baccolo, per lunghi anni stimato Direttore Generale dell’ Assessorato alla Agricoltura della Regione Lombardia. Ospitiamo in questo numero con piacere una nota che riprende, anche in modo autobiografico, l’evoluzione di tecnologie e modalità di intervento in materia forestale. Una nota utile alla comprensione dell’evoluzione tecnologica in uso ma anche una riflessione critica sulle modalità con le quali quella evoluzione si è realizzata. 

Grazie ancora a Paolo Baccolo e una buona lettura ai lettori.

Ho avuto la possibilità, anzi il piacere, di conoscere all’inizio del mio lavoro in Regione Lombardia (tanti tanti anni fa…) alcuni dei tecnici professionisti che allora si erano specializzati nella stesura dei piani di assestamento, a quei tempi solo di proprietà comunale. Erano Bulleri, Calvetti, Poda, Zanon che diciamo a metà degli anni ’80 erano ancora attivi, rappresentando forse l’ultima generazione di assestatori “vecchio stile”.

I rilievi forestali consistevano per lo più nel cavallettamento e nella stima a vista, i piani di assestamento venivano battuti a macchina, le cartine erano disegnate sui lucidi con il rapidograph e poi colorate a mano con le matite, le curve ipsometriche disegnate anche a occhio, per essere espliciti i computer erano del tutto sconosciuti e presenti solo negli istituti universitari.

Nella sostanza e nella sintesi, la pianificazione assestamentale era un affare incarnato nel sapere del tecnico incaricato, che percorreva il bosco, leggeva a vista struttura, passato e futuro del soprassuolo, interpretava boschi e pascoli. Tutto dipendeva da un occhio e un cervello allenati negli anni, anzi nei decenni, di esperienza sul campo.
Che dire poi dei testi veri e propri degli elaborati assestamentali, dei veri e propri romanzi forestali….

Il secondo passo è rappresentato dalla progressiva introduzione della tecnologia, dapprima analogica e poi digitale. Diventano progressivamente di uso comune i relascopi, la stesura dei piani con programmi informatici (dapprima solo per i testi, e poi anche per specifiche applicazioni…). Poi il GIS, le cartografie digitalizzate, il progressivo abbandono del cavallettamento a favore delle aree di saggio, i tipi strutturali….. 

Ultimamente, un nuovo salto tecnologico, questa volta esclusivamente digitale.

La progressiva introduzione delle elaborazioni LIDAR, o dei rilievi aerofotogrammetrici tramite droni, l’utilizzo di banche dati sempre più precise e penetranti, l’ausilio della intelligenza artificiale…..

Da un assestamento basato esclusivamente sul sapere del tecnico assestatore, ad un centro di gravità “assestamentale” progressivamente spostato verso la strumentazione tecnologica….

Mi sono spesso posto una domanda, alla quale non sono ancora riuscito a dare una risposta: la strumentazione digitale ed informatica oggi disponibile, e la realtà (non le potenzialità, la realtà già oggi presente…) dell’intelligenza artificiale ci condurranno entro pochi anni a piani di assestamento scritti solo dalle macchine?

La tecnologia sta per sostituire il giudizio professionale oppure lo ha potenziato? Gli strumenti tecnologici attuali permettono cose semplicemente impensabili solo qualche decina di anni fa….

Il Lidar aereo e terrestre permette una restituzione della struttura tridimensionale del soprassuolo con densità di punti che supera qualsiasi rilievo manuale, stima di altezza dominante, area basimetrica, volume, con precisioni sub-metriche….

Le immagini multispettrali o iperspettrali, disponibili gratuitamente da satellite, consentono un monitoraggio continuo della vitalità dei popolamenti, l’individuazione precoce di stress biotici e abiotici, l’aggiornamento annuale del piano senza rilievo da terra.

Esistono modelli digitali di crescita delle foreste in grado di simulare scenari colturali pluridecennali, e l’ottimizzazione della ripresa in funzione di obiettivi multipli (produzione, carbonio, biodiversità, rischio idrogeologico….)

Ancora, esistono applicativi in grado di integrare tutti questi strati informativi in un ambiente simulato dove testare decisioni selvicolturali prima di applicarle al piano….

La tecnologia ha reso il rilievo più rapido, più preciso e potenzialmente più continuo. Ha reso la pianificazione più trasparente, documentabile e verificabile.

E allora?

Non credo che si debba parlare di frattura fra “vecchio” e “nuovo”, ma forse di radicale distinzione tra tecnici assestatori che utilizzano i moderni sistemi tecnologici come strumenti subordinati al proprio giudizio professionale, rispetto alla possibilità di invertire il rapporto, lasciando che il modello sostituisca il ragionamento e la propria esperienza professionale….

Diciamo pertanto che l’intelligenza artificiale potrà scrivere componenti del piano di assestamento, ma non dovrà essere permesso che scriva direttamente tutto il piano… 

Un piano di assestamento è una sintesi che integra diversi aspetti. La conoscenza della stazione, gli obiettivi gestionali, i vincoli normativi e istituzionali, la responsabilità professionale del tecnico che lo firma…..

L’intelligenza artificiale certamente potrà dare un grande aiuto (mi correggo: già ora è un grande aiuto…) nell’automatizzare la redazione delle sezioni descrittive dei piani, nel generare scenari comparativi tra trattamento e ripresa, segnalare addirittura anomalie e rischi, attuali o potenziali, certamente facilitare la comunicazione dei contenuti del piano verso soggetti non tecnici e non esperti del settore…

Ma la sintesi selvicolturale — la scelta di come trattare questo bosco, in questo momento storico, per questi proprietari, con questi obiettivi — resterà o meglio deve restare un atto professionale. Forse assistito dalla AI, ma certamente non sostituito.

In conclusione, la vera sfida non è il rischio che l’intelligenza artificiale scriva nel prossimo futuro i piani di assestamento. Il vero rischio è che una generazione futura di professionisti non sia più in grado di leggere il bosco, affidandosi invece agli output dei modelli senza averli mai messi alla prova sul campo.

L’assestatore di un tempo trasmetteva qualcosa di difficilmente codificabile: la capacità di integrare mille segnali deboli in un giudizio coerente e in una pianificazione pluriennale complessiva.

Quella capacità — che è il nucleo irriducibile della professionalità forestale e assestamentale — si costruisce ancora camminando nel bosco, certamente non davanti a uno schermo.

La tecnologia è un moltiplicatore di forza. Ma richiede una forza da moltiplicare.