Pac 2028-2034

La newsletter di Casa dell’Agricoltura ospita da tempo una discussione sul tema della riforma della Pac che ha visto autorevoli commenti esprimersi anche con posizioni divergenti.  Abbiamo anche commentato le vicende in relazione alla discussione della politica agricola del futuro a riguardo del voto del Parlamento Europeo sull’accordo di Mercosur, che non può considerarsi estraneo agli indirizzi e tutele per l’agricoltura europea previsti nella PAC. 

In questo numero ospitiamo con grande piacere un approfondimento sulla PAC da parte di Paolo Baccolo, già direttore generale dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lombardia e oggi Consigliere dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali. Baccolo aveva già preso la parola sul tema con un precedente apprezzato contributo.      

PAC 2028-2034: negoziato in corso, ma non siamo messi bene…..

La discussione sulla PAC post-2027 non riguarda soltanto la dimensione delle risorse disponibili, ma la natura stessa dell’intervento europeo in agricoltura. Il dibattito pubblico si è concentrato sulle cifre — 295 miliardi nella proposta iniziale della Commissione Europea, poi un possibile ammontare vicino ai 400 miliardi a prezzi correnti — ma il vero punto di svolta è nell’architettura istituzionale e finanziaria che si va delineando, e che non lascia per nulla sereni rispetto al futuro (???) della prima e per molto tempo più importante politica economica dell’Unione Europea.

 

  1. Oltre il dato nominale: risorse apparenti e capacità reale di spesa

L’ipotesi di riportare il budget su livelli formalmente superiori all’attuale programmazione (386 miliardi) non equivale automaticamente a un rafforzamento del sostegno, ma va analizzata attraverso due lenti diverse.

La prima è che l’incremento dei costi energetici, dei mezzi tecnici e del lavoro, insieme all’inflazione accumulata in questi ultimi anni, ha inciso in modo rilevante sul potere d’acquisto delle aziende agricole. In termini reali, quindi, l’iniezione di risorse rischia di compensare solo parzialmente l’erosione subita. Il passaggio cruciale è un altro: dalla logica di una dotazione comunitaria definita e tendenzialmente stabile, si passa a un sistema in cui la quota europea potrebbe essere integrata — ma non garantita — da interventi nazionali.

La seconda, ancora più preoccupante, è che questo aumento di risorse (ancora insufficiente, abbiamo visto), non viene assicurato attraverso un incremento delle risorse finanziarie europee, ma invece attraverso la possibilità di un incremento delle risorse dei bilanci nazionali che gli Stati possono decidere di appostare su queste specifiche politiche.

 

  1. Il superamento dei Pilastri e la nascita del contenitore unico

La riforma prevede l’assorbimento della PAC nel nuovo Fondo di Partenariato Nazionale e Regionale (NRPF), con il superamento della storica distinzione tra Primo e Secondo Pilastro. Questa scelta modifica profondamente la governance: le risorse agricole non sarebbero più incardinate in una cornice autonoma, bensì collocate all’interno di un contenitore finanziario condiviso con altre politiche pubbliche, altrettanto o forse ancora più importanti e prioritarie.

Nel parere 05/2026 sull’impianto della prossima PAC, la Corte dei Conti Europea ha evidenziato criticità sia sul piano della (esagerata) complessità normativa sia sul rischio di indebolimento della trasparenza finanziaria. L’eventuale competizione tra agricoltura, coesione, infrastrutture e politiche sociali all’interno dello stesso perimetro di spesa rappresenta una discontinuità rispetto al modello che ha caratterizzato oltre sessant’anni di integrazione europea, e che non può che vedere perdente e soccombente un settore economico che nella maggior parte degli Stati europei vede percentuali di PIL e di occupazione ad una sola cifra.

Il tema non è meramente contabile: senza una chiara “riserva” agricola a livello UE, il baricentro decisionale si sposta progressivamente e inesorabilmente verso i bilanci nazionali. E’ la fine della PAC come strumento di politica comunitaria, è la (ri)nazionalizzazione delle politiche agricole a livello di singolo Stato.

 

  1. La flessibilità come fattore di divergenza

Tra gli strumenti più discussi figura la possibilità di riallocare fino al 10% delle risorse tra capitoli di spesa e di rafforzare gli interventi con cofinanziamenti nazionali. In teoria, si tratta di un meccanismo di adattabilità, pur in costanza delle risorse assegnate (ricordiamoci del motto della coperta corta…). In pratica, potrebbe generare un’asimmetria strutturale.

Paesi con maggiore solidità fiscale, come Germania, Paesi Bassi e Danimarca, disporrebbero (a loro discrezione) di margini più ampi per integrare il sostegno europeo. Diversa la situazione per Stati con vincoli di finanza pubblica più stringenti, tra cui l’Italia, dove ogni incremento di spesa agricola dovrebbe essere compensato da tagli su altre politiche o nuove entrate. Alla valutazione di ciascuno immaginare quanto questo sia possibile.

Ne deriverebbe una differenziazione dei livelli di sostegno all’interno del mercato unico, con potenziali distorsioni competitive. L’idea di una politica “comune” rischia così di lasciare spazio a un mosaico di politiche nazionali coordinate solo formalmente.

 

  1. Vincoli ambientali e apertura commerciale: una tensione irrisolta

Parallelamente alla riforma finanziaria, prosegue il confronto sull’accordo con il Mercosur. L’anticipazione di circa 45 miliardi di euro dalla riserva di crisi — fondi già previsti per la revisione di medio termine, che pertanto resterebbe così scoperta di dotazioni finanziarie proprie — è stata interpretata da diversi analisti come una compensazione politica per l’impatto sui sistemi agricoli dell’intesa commerciale.

Il nodo resta la coerenza tra standard interni e condizioni di accesso al mercato europeo. L’agricoltura dell’UE è chiamata a rispettare obiettivi sempre più stringenti, forse i più stringenti a livello mondiale, in materia di sostenibilità, riduzione degli input chimici e tutela del benessere animale, eco compatibilità; contestualmente, si prospetta un ampliamento delle importazioni da aree con normative differenti, per dire con termini meno burocratici con margini di scelte tecniche da parte degli agricoltori molto più ampi e con una rete di controlli molto ma molto ma molto inferiore.

Le organizzazioni agricole hanno giustamente sottolineato l’esigenza di clausole specchio che garantiscano reciprocità di standard, ma questa esigenza sembra travolta dalle necessità geopolitiche di allargare il perimetro dei mercati mondiali collegati alla Unione Europea.

 

  1. Il calendario delle decisioni

E’ presto detto: entro la fine del 2026 conclusione della fase negoziale tra Commissione, Parlamento Europeo, Stati membri. E presentazione dei regolamenti attuativi definitivi. 2027 stesura dei nuovi Piani Strategici Nazionali; 2028 inizio del nuovo settennio di programmazione comunitaria, per la prima volta senza una PAC …

 

  1. Una trasformazione sistemica

La riforma in discussione non appare come un semplice aggiustamento tecnico, ma come un’evoluzione del modello di intervento europeo. Il rischio percepito da molti operatori è una progressiva rinazionalizzazione della politica agricola, con differenze crescenti tra Stati membri e una maggiore incertezza per le imprese.

Per un sistema come quello italiano, fondato su aziende di dimensione medio-piccola e su produzioni ad alto valore aggiunto, la stabilità del sostegno comunitario ha rappresentato un fattore di equilibrio garantendo un atterraggio controllato del sistema agricolo nelle logiche del mercato globale e di una società avanzata. aumenterebbe.

L’improvvisa scomparsa, o radicale riduzione, di questa modalità di sostegno che ha nel bene e nel male guidato le scelte delle aziende agricole per più di cinquant’anni, rappresenta un crinale rispetto al quale è molto difficile immaginare oggi quale sarà il punto di caduta, salvo la consapevolezza che sarà molto ma molto diverso rispetto al sistema attuale….

Come da titolo, il consulto è in corso, il malato è steso sul lettino delle visite, la prognosi non sembra favorevole……