Ospitiamo un contributo di Agostino Giambelli, socio fondatore della nostra associazione e impegnato professionalmente nel mondo della produzione dei biostimolanti e di altri prodotti tecnici per l’agricoltura, sul divieto di utilizzo della urea nella concimazione di pianura.
Il provvedimento che vieta l’utilizzo dell’urea nel bacino Padano a partire dal 1 gennaio 2028, contenuto nella Delibera relativa al Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria, ha riacceso le preoccupazioni di molti agricoltori sulla possibilità di poter garantire in modo economicamente sostenibile, azoto alle colture, in particolare quelle che di questo elemento, hanno le maggiori necessità.
L’urea infatti, come riportato da un recente studio del Nomisma, rappresenta oggi la più importante forma di apporto di questo nutriente, pari al 44 % del totale degli impieghi.
Il chiaro spirito della delibera, non è diretto solo al vietare, ma soprattutto all’incentivare nuove modalità di fertilizzazione azotata.
Tra queste oltre agli inibitori della ureasi e della nitrificazione e ai formulati con batteri azotofissatori già disponibili agli agricoltori, l’attenzione della ricerca e della sperimentazione pratica sarà rivolta al rendere, dove possibile, più efficienti e fruibili i digestati Tema che impegna da tempo il mondo della agronomia padana e che per questo può avere future positive evoluzioni.
In un quadro dove la nutrizione delle colture dovrà necessariamente essere vista con un approccio integrato, diventa importante rivolgere uno sguardo più attento a nuove metodologie quali: fertilizzanti contenenti microrganismi che migliorano la capacità assorbente delle radici e anche il contributo che possono dare le applicazioni fogliari.
Il tutto nella direzione degli obiettivi ambientali previsti dal Piano Nazionale che sono un bene di tutti.
Le attuali preoccupazioni degli agricoltori sono dovute ai dubbi sul valore agronomico, ma soprattutto sulla sostenibilità economica, delle soluzioni alternative.
In questo contesto sicuramente difficile, ma anche ricco di opportunità come ogni cambiamento, è essenziale lo sviluppo di un dialogo e lo scambio di informazioni tra tutte le componenti interessate: dagli agricoltori, al mondo dell’industria e della ricerca, fino alla politica, cui spettano le opportune mediazioni e decisioni, riguardo le regole future, da fissare con il giusto equilibrio.



