Agroforestazione, una prospettiva

di Enrico Calvo 

La visita agli impianti di pioppo dell’Azienda Ponticello è stata anche l’occasione per aprire un confronto, con gli operatori di campo, sul tema dell agroforestazione, cioè di quella pratica che vede la coltivazione di specie arboree consociate con seminativi o pascoli sulla stessa superficie.
Si tratta di sistemi di antica tradizione, anche nel nostro paese, sostituiti a partire dalla metà del secolo scorso dall’avanzare dell’agricoltura intensiva, che tuttavia sono ancora ben presenti non solo nel nostro territorio (pascoli arborati, consociazioni in ambito mediterraneo,) e in Europa (Bocage francese, Dehesa spagnola, Montado in Portogallo, ecc.) ma anche in molti paesi della fascia equatoriale e tropicale.
Secondo EURAF (European Agroforestry Federation) “Le pratiche agroforestali includono tutte le forme di associazione di alberi e coltivazioni (sistemi silvoarabili) e/o con animali (sistemi silvopastorali) su una parcella di terreno agricolo. Gli alberi possono trovarsi all’interno della parcella o lungo i suoi confini”.
L’importanza e il ruolo dei sistemi agroforestali è da tempo riconosciuta dalla FAO e dalla Politica Agricola Comune (PAC) e in particolare dalle politiche di sviluppo rurale, in quanto rappresentano sistemi multifunzionali in grado di fornire una vasta gamma di benefici economici, socioculturali e ambientali. 
Come si legge sul sito di AIAF (Associazione Italiana di Agroforestazione) “L’agroforestry, consociando alberi e colture/allevamenti sulla stessa superficie, combina esigenze produttive ed ambientali. Centinaia di studi dimostrano che i sistemi agroforestali: hanno una produttività complessiva superiore rispetto alla somma delle monocolture equivalenti; diversificano la produzione agricola; conciliano la produzione alimentare con quella della biomassa; diminuiscono gli apporti di concimi, fitofarmaci, ecc.; aumentano la biodiversità direttamente e indirettamente; migliorano la fertilità del suolo; proteggono il suolo dall’erosione e dall’inquinamento; migliorano la qualità dell’acqua; aumentano il carbonio stoccato nel sistema; migliorano il paesaggio.
Tali caratteristiche rispondono pienamente a tutti gli obiettivi delle politiche globali, europee e nazionali di sviluppo agricolo sostenibile. E’ evidente che bisogna però sviluppare sistemi moderni che consentano la meccanizzazione e tutte le esigenze di un’agricoltura moderna, sostenibile anche nel reddito.”
Naturalmente la Pianura Padana rappresenta un’area particolare proprio perché è la sede naturale e storica dell’agricoltura evoluta che ha, di fatto, estromesso gli alberi dai campi. Anche in pianura, infatti, fino allo sviluppo delle grandi aziende meccanizzate vi erano filari, siepi, consociazioni con olmi, aceri, noci, pioppi, poi eliminati per incrementare le produzioni agrarie.
In tale contesto, però, si stanno sperimentando ed affermando alcune esperienze di notevole interesse scientifico e agronomico che vedono in particolare, oltre alla ricostituzione di filari e siepi campestri in funzione delle produzioni agricole, lo sviluppo di consociazioni di pioppo con seminativi diversi.
Da diversi anni, infatti, vengono condotte prove sperimentali da Veneto Agricoltura in collaborazione con il Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, il CREA e con l’Associazione Nazionale Pioppicoltori che evidenziano che i nuovi cloni MSA di pioppo crescono significativamente di più in sistemi silvoarabili, con un LER (Land equivalent ratio) di circa 1,4.
Questi impianti utilizzano il nuovo clone di pioppo MSA Moncalvo, disposto in viali paralleli distanziati di 40 m con una densità di 35 alberi ha-1 (SA, silvoarable) messo a confronto con una piantagione specializzata di pioppi (C, controllo) con 277 alberi ha-1, valutando l’impatto agronomico sul grano e sulla soia come consociazioni.
I primi dati, pubblicati già da qualche tempo, sono stati anche presentati in formato aggiornato al II Forum di agroforestazione tenutosi nell’ambito dell’AIMED 2025 ad Agrigento, e mettono in evidenza l’incremento di crescita dei pioppi coltivati in SA rispetto a quelli in C, mentre la resa in granella del grano non è stata compromessa dall’ombreggiamento degli alberi, ma è invece occasionalmente migliorata in prossimità del viale dei pioppi, mentre la resa della soia è stata generalmente ridotta.
È possibile concludere che i pioppi in ampi viali distanziati di sistemi silvoarabili in climi temperati crescono più velocemente dei pioppi in piantagioni ad alta densità di popolazione a causa del maggiore accesso alle risorse, mentre le indagini future consentiranno di identificare durate di rotazione clone-specifiche. Nell’interfilare dei seminativi, le colture invernali beneficiano più facilmente di tale sistema agroforestale rispetto alle colture estive a causa della ridotta sovrapposizione del ciclo e della leggera competizione con la chioma degli alberi. Ma in estate siccitose la consociazione migliora le condizioni idriche delle colture.  In questa direzione dovranno essere valutate le migliori cultivar più idonee ad essere consociate.
Questi risultati aprono quindi una interessante opportunità per cercare di colmare il gap che si è creato in Italia tra domanda ed offerta di legno di pioppo, incrementando le produzioni pioppicole, ma dall’altra offrono anche l’occasione per le aziende agricole di un’importante diversificazione e integrazione colturale oggi fondamentale per un riequilibrio produttivo e per far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici.
In conclusione, lo sviluppo dei sistemi agroforestali può contribuire a ricreare un giusto equilibrio tra attività agricole e ambiente, a generare nuovi redditi per l’imprenditore agricolo, salvaguardando qualità dei prodotti e territorio.
Non si tratta di tornare a pratiche del passato, ma di ricercare con attenzione nuovi modelli innovativi che aiutino le aziende agricole a coltivare alberi senza sottrarre terreno all’agricoltura, anche per adattarsi con maggior efficacia agli effetti che i cambiamenti climatici hanno sulle coltivazioni agricole.

Riferimenti di interesse
AAVV, 2011. Agroforestazione. Produrre con gli alberi per un’agricoltura differente. Veneto Agricoltura
Chiarabaglio et al., 2023. Agroforestazione in Italia: una opportunità per le aziende agrarie. Rete Rurale Nazionale 2014-2020, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, Roma, ISBN 9788833852690
https://www.agroforestry.it/