
La presidente Morena Torelli ha evidenziato come si sia voluto mettere al centro della riflessione delle associate questo tema così importante che coinvolge le donne e l’agricoltura, partendo anche dalle conclusioni dell’assemblea nazionale.
La presidente di Casa dell’Agricoltura Gioia Gibelli ha presentato una relazione partendo dal rapporto tra responsabilità sociale, ambientale, agricoltura e pace, evidenziato dagli stessi documenti della Cei, e ha approfondito i temi del cambiamento climatico, della biodiversità,
del consumo di suolo, dell’uso dell’acqua, del paesaggio, delle risorse locali tutti fattori connessi allo sviluppo di un’agricoltura sostenibile e a un modello di vita diverso.
Dario Olivero di Ases (Agricoltori, Solidarietà e Sviluppo) ha presentato i progetti dell’associazione dei quali sono protagoniste le donne in Mozambico e in Senegal.
L’impegno conclusivo dell’associazione è stato quello di continuare l’approfondimento e la ricerca di collaborazione con altre associazioni su questi temi per contribuire attivamente alla costruzione di una
“cultura della pace” che parta anche dall’agricoltura.
Donne in Campo ha messo al centro della sua ultima assemblea (con la partecipazione della presidente Gioia Gibelli) il tema della pace e per affrontarlo oggi è necessario anche partire dalla guerra e dalle guerre in atto. La violenza della guerra si abbatte in primo luogo sugli esseri umani , distrugge abitazioni, infrastrutture ed edifici pubblici (scuole, ospedali, università, chiese, moschee, biblioteche e molto altro) il patrimonio culturale ed artistico di un luogo, ed anche l’agricoltura e i suoi paesaggi e con essi la fonte di sussistenza, ma anche le radici culturali di una popolazione.
Pensando a Gaza da molte organizzazioni, dalla stessa Relatrice Speciale Onu per i territori palestinesi Francesca Albanese e recentemente da Amnesty International è stata messa in evidenza anche il dramma legato alla distruzione dell’agricoltura, un vero e proprio “ecocidio” (rapporto dell’ong al- Mezan Internazionale 22/10/2024) , che era ancora molto importante (circa il 45% del territorio) in questa piccola striscia di terra sovrappopolata dove oggi non è possibile neppure portare dei semi.
L’agricoltura è anche in Cisgiordania al centro del conflitto (impossibilità di raccogliere i prodotti per i numerosi posti di blocco, difficoltà nell’utilizzo dell’acqua, taglio degli ulivi) i nuovi edifici illegali avanzano e e si distrugge l’agricoltura e i suoi paesaggi, paesaggi che sono patrimonio culturale non solo per coloro che vivono in quei luoghi , ma anche delle nostre tradizioni “i paesaggi della Terra Santa“.
Il grande valore culturale e storico del paesaggio agricolo per questi luoghi (dalla coltivazione degli agrumi e degli alberi da frutto agli uliveti) è messo in risalto anche dal libro di Paola Caridi “Il gelso di Gerusalemme“.
Ma come si può pensare alla pace partendo dall’agricoltura?
Il Centro di ricerche agroambientali dell’università di Pisa che ha avviato anche un centro interdisciplinare per la pace tra le diverse facoltà sta lavorando sull’educazione alla pace partendo da un progetto di agricoltura condotta con coscienza ecologica: l’agroecologia.
Si afferma che prosperità e pace sono possibili solo con un cambiamento dell’attuale sistema produttivo, mirato esclusivamente alla crescita immediata, ed è necessario puntare ad una sicurezza alimentare di lungo periodo.
Come scrive il professor Fabio Caporali già Ordinario di ecologia agraria presso l’Università degli Studi della Tuscia è necessario “educare alla pace secondo i principi della complementarietà ecologica messa in pratica in sistemi agrari e di allevamento animale che si adattano alle caratteristiche dell’ambiente, proteggono la fertilità del suolo, favoriscono la biodiversità entro e tra i campi coltivati, privilegiano l’allevamento di razze animali autoctone, e realizzano un’economia circolare che valorizza le risorse native del sistema agrario”.
Anche i circoli “Laudato si” e il Meic ( movimento ecclesiale di impegno culturale) sono molto attivi su queste problematiche.
A Castiglione d’Otranto a fine agosto si è tenuto un incontro su questi temi “le donne per la terra e la pace“ promossa da un’altra associazione, la Casa delle Agriculture.
Quindi dall’agricoltura può nascere un contributo per la costruzione di una cultura della pace e, nell’immediato, nella denuncia di tutto ciò che rappresenta la sua distruzione e della complessità di una sua ricostruzione assolutamente necessaria per la ripresa della vita nei luoghi devastati dalla guerra.



