La diossina 50anni dopo

Chi ha qualche anno in più ricorda, ancora con sgomento, quanto accadde nel 1976 a Seveso: l’esplosione dell’Icmesa e la conseguente nube tossica. Un disastro ambientale, sanitario e sociale.

Le scorie e il sarcofago che conteneva il reattore, oltre ai resti delle decine di migliaia di animali morti a seguito della contaminazione, finirono in una discarica che, grazie a un’idea fortemente d’avanguardia, vennero integrate in un vasto parco boschivo.

È qui che si inserisce Paolo Lassini, membro autorevole del consiglio direttivo di Casa dell’Agricoltura, che al tempo era un giovane professionista Ersaf, e che si fece promotore per la gestione pubblica del parco, della rinascita del territorio e del successo negli anni di un’iniziativa che ha portato il Bosco delle Querce a essere oggi un’oasi naturale straordinaria.

Alla recente commemorazione al Quirinale, a cinquant’anni dalla tragedia, Paolo Lassini è stato in prima fila a fianco del presidente Mattarella, testimoniando quella rinascita.

E per ricordare, e soprattutto per non dimenticare, quanto accadde a Seveso nel 1976, Paolo Lassini, con Eleonora Marchiafava, ha pubblicato – in collaborazione con Ersaf e Regione Lombardia – il volume ‘Le radici e la memoria Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda 1976/2026, che racconta e illustra in modo puntuale la vicenda, la sua bonifica e la genesi dell’area naturale