Casa dell’Agricoltura si racconta

Il viaggio tra le stanze della Casa dell’Agricoltura ci porta a incontrare Agostino Giambelli, fondatore, consigliere e tesoriere dell’associazione.

Qual è la tua storia professionale?
Nato e cresciuto a Milano, ho scelto di laurearmi in Scienze Agrarie spinto dal desiderio di contribuire al grande tema del nutrire il pianeta e di acquisire una solida conoscenza delle complesse problematiche che caratterizzano il settore agricolo, ampliando il mio sguardo sul mondo.
Mi sono laureato presso la Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza, scegliendo l’indirizzo Produzioni Vegetali.
Grazie al mio relatore, il professor Paolo Paris, durante il lavoro di tesi sperimentale ho sviluppato una profonda passione per il tema della conservazione della sostanza organica del suolo e per l’agricoltura rigenerativa, temi che continuano a motivarmi ancora oggi.  Su questi argomenti ho avuto l’opportunità di coordinare, nel 1986, un’iniziativa editoriale della rivista Terra e Vita, che intitolato Coltivare Conservando.
Dopo le prime esperienze professionali, prima come docente in un corso sul miglioramento delle colture foraggere per la Comunità Montana della provincia di Piacenza e poi come coordinatore dei piani colturale in una grande azienda agricola della provincia di Siena, dal 1981 ho intrapreso il mio percorso nelle società internazionali attive nella ricerca, nello sviluppo e nella commercializzazione di prodotti per la difesa e la nutrizione delle piante.
Grazie a questa attività ho potuto conoscere tecnici, agricoltori e modelli produttivi di numerose aree del mondo, partecipando direttamente ai processi che hanno accompagnato la transizione da un’agricoltura prevalentemente industriale a sistemi più conservativi e sostenibili. Un cambiamento che ha segnato in modo crescente il pensiero agronomico degli ultimi quarant’anni. Un’esperienza che ha arricchito profondamente il mio percorso professionale.
Ho inoltre vissuto attivamente il passaggio dai modelli convenzionali di difesa fitosanitaria a quelli della lotta integrata e biologica, ambiti nei quali l’Italia ha spesso svolto un ruolo pionieristico, anticipando normative e soluzioni agronomiche successivamente adottate anche in altri Paesi. In particolare, il mio impegno si è concentrato sullo sviluppo e la diffusione di strumenti allora innovativi, quali feromoni, insetticidi biologici e fungicidi a base di microrganismi antagonisti.
Negli ultimi dieci anni ho condiviso il progetto di Greenhas Group, realtà italiana che ha realizzato un centro di ricerca all’avanguardia dedicato allo sviluppo di biostimolanti e fertilizzanti speciali. Sono convinto che queste categorie di prodotti rappresentino un elemento indispensabile per costruire un nuovo modello di nutrizione delle colture, capace di rispondere alle sfide alimentari e ambientali del nostro tempo.

Che attività svolgi in associazione?
Sono stato tra i promotori e i soci fondatori della Casa dell’Agricoltura. Come tutti i consiglieri, contribuisco alla definizione e allo sviluppo delle attività dell’associazione e, fin dalla sua costituzione, ricopro anche il ruolo di tesoriere.

Come vedi il futuro dell’associazione? Quali progetti vorresti che il CdA seguisse in futuro?
A dieci anni dalla sua fondazione, gli obiettivi della Casa dell’Agricoltura restano pienamente attuali. Nascono dalla convinzione che un nuovo modello di coesione sociale non possa prescindere da un rapporto forte e consapevole tra cittadini e agricoltura. Una visione coerente sia con le strategie europee sia con gli indirizzi della Regione Lombardia, che individuano tra le priorità la tutela dei terreni agricoli, la filiera corta e l’agricoltura sociale.
Il futuro della Casa dell’Agricoltura consiste quindi nel continuare a creare connessioni tra competenze, esperienze e sensibilità diverse, favorendo il dialogo necessario sia per affrontare le criticità della professione agricola, sia per promuovere l’innovazione e rafforzare il riconoscimento del ruolo centrale dell’agricoltura nella società.
Tra le nuove idee che considero particolarmente significative vi è un progetto presentato già nel 2015 da alcuni fondatori dell’associazione: coinvolgere tutte le aziende agricole della Città Metropolitana di Milano in un percorso volto all’ottenimento della certificazione Biodiversity Friend, valorizzando la tutela della biodiversità come scelta condivisa dall’intera collettività.
Il mio sogno è un Parco Agricolo Sud Milano in cui le attività agricole e zootecniche siano pienamente ispirate ai principi dell’agroecologia, integrate con la valorizzazione delle aree naturali e forestali e sostenute da politiche coraggiose di remunerazione dei servizi ecosistemici. Un obiettivo che oggi appare sempre più raggiungibile grazie alle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica.