Mercosur

Proseguiamo con l’illustrazione di documenti di analisi presentati nei mesi passati da diverse Istituzioni ed Enti su altrettanti argomenti di interesse agricolo. 

Matilde Ferretto, già Ordinario di economia in Bicocca e socia fondatrice della Casa dell’Agricoltura ne presenta e commenta i contenuti su queste pagine già da qualche numero. 

Questo mese è il turno dell’Accordo per il Mercosur, oggetto di prolungate contestazioni e segnato da una controversa votazione del Parlamento Europeo che ha rimandato il testo per una verifica giuridica alla Corte di Giustizia europea.

Per contro è stato firmato, proprio mentre queste note vengono redatte, un analogo accordo di libero scambio di pari importanza con l’India anche se in quell’accordo la parte agricola è in parte stralciata (vino e olio rimangono regolati), comunque non è così determinante. 

In ogni caso sulla necessità geopolitica della firma di questi accordi nessuno ha espresso giudizi avversi.

La votazione del Parlamento europeo che ha obiettivamente riscontrato le proteste agricole, non ha suscitato tuttavia particolari rappresentazioni di esultanza, come ci si sarebbe potuto aspettare, quasi che ci fosse più stupore e sorpresa.  Risultati erano stati infatti ottenuti, primi fra tutti la riduzione della clausola di salvaguardia sui prezzi dall’8% al 5%. L’accordo di Mercosur sarebbe andato bene ai viticoltori per esempio, ininfluente al momento per l’ortofrutta, positivo per i prodotti lattiero caseari in particolare le denominazioni, in continuità per il settore cerealicolo. Il problema si presenta per il settore delle carni, considerata la potenza quantitativa dell’export sudamericano ed in generale la sacrosanta richiesta di reciprocità per condizioni produttive. 

Adesso tutto è in mano ai giudici per un giudizio di legittimità e sfugge alla possibilità politica di gestire i passaggi futuri. Peraltro in tempi incerti. Se la Corte dicesse sì al giudizio di legittimità, come pare a molti considerato che moltissime verifiche sono state eseguite in ben 25 anni di trattativa,  quali altri margini di manovra ci sarebbero per aggiungere correttivi e pretese? Una sede dedicata compensativa di analisi di applicazione non sarebbe stata meglio? E l’esperienza del Ceta in applicazione provvisoria dal 2017 non ha insegnato qualcosa? 

L’approfondimento che proponiamo consente di formarsi una opinione sulla base di chiarezza informativa e dati certi e comprensibili che sono la base per il formarsi un giudizio sugli avvenimenti in corso. 

La nostra newsletter, come è stata per una vivace discussione sul tema della riforma della PAC ancora in corso, rimane a disposizione per tutti gli approfondimenti ritenuti utili.

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Il 21 gennaio il Parlamento europeo non ha approvato, con uno scarto di pochissimi voti (334 a 324 con 11 astenuti) il Trattato commerciale tra Unione Europea e Mercosur rinviandolo all’esame della Corte di Giustizia europea che dovrà verificarne l’aderenza alle regole UE per poi rinviarlo al giudizio del Parlamento. 

Questa decisione dell’Eurocamera comporterà un’analisi che durerà parecchi mesi e che, probabilmente, riaprirà il dibattito politico e le contrattazioni di interesse anche in modo radicale. Tuttavia, è possibile che la Commissione, se uno dei Paesi del Mercosur ratificherà il Trattato, possa procedere nella attuazione transitoria dei primi contratti poiché il Trattato prevede una parte relativa ad un accordo commerciale ad interim che può entrare in vigore senza ratifica, contrariamente alla parte relativa alla partnership che la richiede.

Che cos’è il Mercosur
Il Mercosur – Mercato Comune del Sud – è un’istituzione economica sudamericana, con sede a Montevideo in Uruguay, istituita nel 1991 allo scopo di favorire le relazioni pacifiche e collaborative tra i Paesi del Sud America e il loro sviluppo economico e sociale il più possibile omogeneo. Il libero commercio viene considerato un valido strumento di integrazione ed è da sempre al centro dei programmi del Mercosur organizzato secondo un modello intergovernativo, di accordi tra i Paesi, piuttosto che su uno sovranazionale come l’Unione Europea.

Attualmente è composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay ma, nel tempo, sono state costituite “alleanze” con altri Paesi del continente la cui presenza, o meno, è stata sempre influenzata dalle politiche nazionali: si può ricordare, ad esempio, che dal 2012 il Venezuela ne ha fatto parte e ne è stata poi sospesa nel 2017 e che la Bolivia ne tornerà a far parte a breve. Oltre a favorire le relazioni tra i Paesi del Sud America, al fine di avvantaggiarsi di un vasto mercato interno libero da dazi e barriere e con l’obiettivo di migliorare l’integrazione economica passando da area di libero scambio a unione doganale con una tariffa esterna comune (l’omogeneità tariffaria tra i quattro Paesi resta, però, un obiettivo per ora non raggiunto), il Mercosur ha cercato di intrattenere relazioni, non solo commerciali ma anche politiche e diplomatiche, con Paesi appartenenti alle Regioni economiche di maggiore interesse, come ad esempio sono attualmente gli Emirati Arabi, e con le principali istituzioni internazionali come l’Unione Europea, con la quale le trattative iniziarono nel 1999.

Il Mercosur rappresenta un mercato enorme per l’estensione territoriale, per la ricchezza di risorse naturali, per le potenzialità produttive e per la rilevanza demografica: viene infatti considerato la sesta economia al mondo con una popolazione totale di oltre 270 milioni di persone. Rimanendo al solo dato demografico, si comprende facilmente perché il Trattato di collaborazione UE-Mercosur sia tanto importante: si tratta complessivamente di un mercato che coinvolgerebbe 31 Paesi e oltre 700 milioni di persone.

Attualmente il valore degli scambi di beni tra UE e Mercosur è di circa 111 miliardi di euro, quello dei servizi 42 miliardi di euro. Più in dettaglio, secondo i dati del Consiglio d’Europa relativi al 2024, la UE ha esportato verso il Mercosur macchinari industriali (28,1% delle esportazioni UE verso il Mercosur), prodotti chimici e farmaceutici (25%), mezzi di trasporto (12,1%) per un valore di 55,2 miliardi di euro; ha importato prodotti agricoli (42,7% delle importazioni UE dal Mercosur), prodotti minerali e idrocarburi (30,5%), carta e pasta per carta (6,8%) per un valore complessivo di 56 miliardi di euro. Il saldo della bilancia commerciale è perciò leggermente negativo per l’Unione Europea. Va però considerato che l’Unione Europea importa dal Mercosur prevalentemente materie prime e semilavorati mentre esporta una consistente quota di prodotti finiti molto richiesti.

A tutt’oggi l’UE rappresenta il secondo partner commerciale per il Mercosur dopo la Cina e prima degli Stati Uniti d’America (17% delle esportazioni totali di beni del Mercosur) mentre per l’Unione europea il Mercosur rappresenta il decimo partner con un valore del 2,2% delle sue esportazioni extra-UE. L’Italia è il secondo Paese esportatore dell’Unione Europea dopo la Germania. 

Con il Trattato l’Unione europea si propone di accrescere significativamente questo valore (pari a quello verso l’India con la quale il 27 gennaio scorso è stato firmato un accordo analogo che non comprende, però, l’agricoltura), risparmiando, come si vedrà in seguito, l’importo dovuto per gli attuali dazi imposti dal Mercosur e rendendosi più indipendente, in una logica di multilateralismo condivisa dalla maggior parte dei Paesi UE, dalle decisioni delle grandi potenze protezionistiche che attualmente rappresentano per la UE i maggiori mercati dell’export extraeuropeo: USA (16,8%) e Cina (14,6%) per primi. 

Date le caratteristiche dei Paesi sudamericani e gli accordi previsto dal Trattato per gli appalti pubblici, si considerano buone le prospettive di sviluppo anche per il settore dei servizi e per gli Investimenti Diretti Esteri (IDE/FDI) da parte di investitori europei soprattutto, così è previsto nel Trattato, per le piccole e medie imprese. Attualmente l’UE è il maggiore investitore nel Mercosur con uno stock di investimenti di oltre 390 miliardi di euro; questo primato è fortemente minacciato dalla Cina. Nel 2023 la UE ha esportato verso il Mercosur servizi per un valore di 29,2 miliardi di euro ed importato servizi per un valore di 13, 4 miliardi di euro.

I Dazi
Come si è cercato di illustrare, le principali motivazioni a favore della ratifica del Trattato sono riconducibili al tentativo dell’Unione europea di individuare nuovi mercati extra UE che, in una logica di multilateralità dei commerci e delle relazioni, le consentano di sottrarsi ai condizionamenti delle grandi potenze attualmente egemoni che potremmo individuare sommariamente nei ricatti daziali degli USA e nella concorrenza, spesso sleale, della Cina alla quale si accompagna una strategia di investimenti e di controllo delle infrastrutture.

Conseguentemente, l’Unione europea, al di là di accordi con altri Paesi appartenenti al cosiddetto Occidente come il Canada e la Gran Bretagna, ha la necessità di non rimanere esclusa dai mercati dei Paesi emergenti -come appunto l’India, altri Paesi del Centro e Sud America ma anche Vietnam, Corea del Sud, Filippine, Indonesia ed Emirati Arabi- rischiando di venire “schiacciata”, anche in termini di investimenti esteri e quindi di approvvigionamento di risorse e materie prime, da USA e Cina, ai quali va aggiunta la grande incognita della Russia.

A prescindere dalle motivazioni delle diverse formazioni politiche che hanno portato al risultato della votazione in Parlamento europeo, l’accordo Mercosur/UE è stato e tutt’ora viene sostenuto con grande intensità dai rappresentanti dei diversi settori dell’industria – per l’Italia non solo Confindustria ma anche, ad esempio, Federalimentare – mentre è stato contestato e quindi boicottato da una parte del mondo agricolo.

Per gli imprenditori europei dei settori industriali i vantaggi di breve periodo sono evidenti: il Trattato prevede la progressiva cancellazione dei dazi sul 91% degli scambi tra UE e Mercosur con un risparmio previsto per gli europei di 4 miliardi di euro all’anno. Al momento i dazi imposti dai quattro Paesi sudamericani sui prodotti europei sono: 35% su automobili, abbigliamento e tessuti, scarpe in pelle; 14-20% per i macchinari; 14-18% per parti di automobili; fino al 18% per i prodotti chimici; fino al 14% per i prodotti farmaceutici.

Gli evidenti vantaggi per questa parte del mondo industriale sono stati fortemente reclamizzati dai media; meno chiara, invece, è stata la comunicazione sulle posizioni del comparto dell’agroalimentare che è stata compresa in quella sul mondo agricolo. In realtà l’accordo interessa fortemente gli imprenditori dell’agroalimentare che, in larga parte, sono sottoposti a dazi elevati e alla concorrenza sleale di prodotti sudamericani che sfruttano enormemente l’italian sounding. In relazione ai dazi è emblematica la reazione dei produttori e degli esportatori di vino: in questo caso i dazi arrivano fino al 27% per i vini fermentati e al 35% per gli spumanti. Analoga è la posizione di altri operatori dell’agroalimentare colpiti da dazi su prodotti poco considerati ma in realtà importanti: distillati e bibite analcoliche, dal 20 al 35%; cioccolato 20%; pasticceria e biscotti 18%; olio d’oliva 10%; malto 14%; fino, curiosamente, alle pesche sciroppate, 50%.

Le reazioni di opposizione del mondo agricolo, e di parte del settore dell’agroindustria, si sono focalizzate su tre aspetti principali. Innanzitutto, che ci sia il pericolo di concorrenza sleale dovuta ad un’invasione dei mercati europei di prodotti sudamericani a basso prezzo: carne bovina, pollame, zucchero, riso, cereali, miele e ortofrutta. In secondo luogo, che nel Mercosur non ci sia tutela e differenziazione dei prodotti tipici europei che sarebbero quindi vittime dell’italian sounding a basso prezzo. Infine, che sui prodotti importati non vengano fatti rispettare gli standard sanitari e le regole di produzione e pertanto non solo ci siano rischi di concorrenza sleale, dovuta ai differenti costi di produzione, ma che non ci siano sufficienti garanzie di rispetto della sicurezza alimentare.

Riguardo al primo punto il Trattato specifica che “L’UE concederà un accesso molto limitato al suo mercato alle importazioni di prodotti agroalimentari. In particolare, per prodotti sensibili come carne bovina, pollame o zucchero, l'accesso al mercato UE sarà limitato in modo permanente attraverso contingenti gradualmente applicati nel corso di cinque anni. Inoltre, una clausola di salvaguardia bilaterale potrà essere applicata nel caso in cui l’aumento delle importazioni dal Mercosur causi – o anche solo minacci di causare – un grave danno ai settori UE interessati. Per la prima volta, questa clausola di salvaguardia riguarda anche le importazioni soggette a contingenti tariffari”.

La clausola citata prevede che la Commissione europea potrà sospendere o limitare le agevolazioni tariffarie qualora, per un dato prodotto, le importazioni aumentassero di oltre il 5% o i prezzi diminuissero del 5%. A favore della stabilità del mercato interno, e quindi a tutela degli agricoltori, la Commissione ha previsto un anticipo di 45 miliardi di euro, sul bilancio 2028-2034, che gli Stati membri potranno usare come sussidi agli agricoltori nell’ambito della PAC. Per quanto riguarda i dazi sui prodotti esportati in UE dal Mercosur il Trattato ne prevede l’abolizione in dodici anni per il 95% dei prodotti.

Riguardo al secondo punto, la tutela dei prodotti agroalimentari europei, è bene ricordare che oltre il 70% dei prodotti agricoli in UE è destinato alla trasformazione industriale e che i prodotti certificati – IGP, DOP, TSG- hanno un valore stimato di 75 miliardi l’anno in vendite complessive a livello mondiale in tutti i mercati del food & beverage, un segmento molto importante che vale il 15-16% dell’export agroalimentare totale dell’Unione europea.

Data l’importanza dell’agroalimentare per l’Unione europea, il Trattato prevede, come si vedrà più oltre, scrupolosi controlli delle materie prime e dei prodotti in entrata e la protezione di 344 prodotti certificati, 58 dei quali sono italiani, vietando il commercio di imitazioni. Logicamente l’UE non ha autorità per impedire la produzione di prodotti italian sounding, come il Reggianito argentino, ma l’esportatore italiano potrà bloccare la commercializzazione del prodotto di imitazione.

Il terzo punto, la concorrenza sleale da parte dei prodotti importati dal Mercosur e la difformità di tecniche di produzione e di allevamento che non garantiscono la sicurezza alimentare secondo i canoni europei, è considerato uno dei principali dell’accordo. Il Trattato specifica che tutti i prodotti provenienti dal Mercosur devono essere conformi alle regole europee e recare l’etichetta del Paese di produzione per gli ortofrutticoli (per i quali non è prevista alcuna modifica sul sistema daziale) e per i prodotti di origine animale come uova, miele ed ogni tipo di carne. Come è noto le tecniche di produzione e di allevamento sono molto differenti tra i due attori: i Paesi sudamericani fanno ampio uso di fitofarmaci per le coltivazioni da tempo vietati in EU e di prodotti per l’allevamento altrettanto vietati dalla UE come antibiotici della crescita, consentiti in UE solo a fini terapeutici, e soprattutto ormoni; a ciò si aggiungono le norme vincolanti UE relative al benessere animale che non sono considerate in Mercosur.

A garanzia della sicurezza alimentare per il consumatore europeo e per contrastare la potenziale concorrenza sleale nei confronti dei produttori europei, il Trattato prevede che i controlli doganali sulle merci provenienti dal Mercosur vengano aumentati di almeno il 33% portando le ispezioni doganali dal 3% al 4%, valore considerato insufficiente da molti.

Conclusioni
La bocciatura dell’accordo tra UE e Mercosur ad opera del Parlamento europeo è stata criticata da molte parti enfatizzando, principalmente, l’entità delle perdite nel breve periodo, (l’eliminazione o la riduzione dei dazi), poche sono state le motivazioni di critica per le conseguenze nel lungo periodo.

Sinteticamente, secondo le analisi del Trade and Economic Security, queste possono essere ricondotte alle perdite: dell’aumento delle esportazioni europee (+39-50%), del contributo stimato al PIL europeo (circa +77 miliardi di euro cumulati nel lungo periodo) e dei posti di lavoro sostenuti (circa +600.000). Queste stime ridimensionano notevolmente il successo della difesa dell’unicità europea e impongono riflessioni sulle strategie politiche ed economiche che l’Unione europea vuole seguire nei prossimi anni tenendo conto, al di là delle specifiche posizioni politiche: delle dimensioni (geografiche e di capacità produttiva), della crisi demografica (invecchiamento della popolazione) e della dipendenza dalle grandi potenze attualmente egemoni per quanto riguarda le materie prime e la tecnologia. Appare evidente che, rispetto al passato, l’Unione europea debba trovare nuovi orientamenti e nuove relazioni internazionali.

Va da sé che nello scenario geopolitico che si sta concretizzando a livello mondiale è necessario che l’Unione europea sia coesa poiché nessuno dei Paesi che la compongono ha le dimensioni economiche e la forza politica per potere operare da solo. 

Il prezzo in gioco, dunque, è l’indipendenza economica, culturale e politica della “vecchia” Europa.

Lente sui prodotti
Carne bovina. Per la carne bovina proveniente dal Mercosur l’accordo prevede un contingente in ingresso di 99.000 tonnellate che verranno sottoposte a un dazio del 7,5%. Il volume complessivo rappresenta l’1,5% della produzione totale di carne bovina europea ed è inferiore alla metà delle attuali importazioni dal Mercosur, che ammontano a 206.000 tonnellate (2024). 

Nel complesso, l’UE è un esportatore netto di carne bovina, con 4,9 miliardi di euro di esportazioni totali nel 2024: quasi il doppio delle importazioni totali dell’UE. Le esportazioni di carne bovina verso la UE rappresentano una quota minima, circa lo 0,6%, della produzione di carne bovina dei quattro Paesi e quindi l’accordo avrebbe un impatto limitato sul mercato della carne bovina dell’UE e non genererebbe ulteriore deforestazione nel Mercosur.

Carne di pollame. le analisi di consumo prevedono che in UE il consumo di pollame aumenterà di anno in anno, ciò nonostante, il contingente di importazione in UE in esenzione dei dazi è stato fissato a 180.000 tonnellate. Questo volume rappresenta l’1,3% della produzione totale della UE che è un esportatore netto con circa 2,1 milioni di tonnellate (2024).

Zucchero. Non verrà creata alcuna nuova quota di zucchero per il Brasile. Il Brasile ha utilizzato una quota tariffaria assegnata nell’;ambito dell’accordo OMC dell’;UE con un dazio in quota per le sue esportazioni di zucchero verso l’UE. Con l’accordo, 180.000 tonnellate di zucchero di canna grezzo destinato alla raffinazione saranno ammesse nell’;UE in esenzione da dazi nell’ambito di questa quota esistente. È stata concordata una nuova quota esente da dazi di 10.000 tonnellate solo per il Paraguay. Gli zuccheri speciali sono esclusi dall’accordo. Gli importi concordati coprono un volume pari all’1,1% della produzione di zucchero dell’UE (16,5 milioni di tonnellate).

Riso. L’UE non è autosufficiente per quanto riguarda il riso (il tasso di autosufficienza dell’UE nel riso nel 2023-24 era inferiore al 50%) e necessita di importazioni. L’accordo consentirà l’ingresso

nell’UE di 60.000 tonnellate di riso del Mercosur in esenzione da dazi. Questa cifra è inferiore alle attuali importazioni dal Mercosur, pari a 211.000 tonnellate (2023-24). Rappresenta l’1,4% del consumo di riso dell’UE, pari a 2,9 milioni di tonnellate (2023-24).

Miele. L’UE è un importatore netto di miele, con un tasso di autosufficienza di circa il 60%. L’accordo aprirà una quota di miele di 45.000 tonnellate in esenzione da dazi. Le attuali importazioni dell’UE dal Mercosur ammontano a 24.000 tonnellate (2024). La quota del Mercosur è pari a circa il 10% del consumo totale dell’UE.