
Inizia, con il numero di febbraio della nostra newsletter, il piccolo viaggio all’interno di Casa dell’Agricoltura. Per meglio conoscerci, per meglio conoscere, per meglio comprenderci e comprendere.
Ogni singolo profilo, che avrà cadenza mensile, è breve e conciso, anche se il suo contenuto è ricco di storia, professione ed esperienza.
La prima tappa di questo viaggio, è d’obbligo, la facciamo con la presidente dell’associazione, Gioia Gibelli.
Tre le sollecitazioni, uguali per tutti: da dove arriviamo, dove siamo e dove vogliamo andare.
Presidente, qual è la tua storia professionale?
A 18 anni l’unica cosa che riusciva a starmi in testa era la voglia di smettere di studiare prima possibile, per lavorare e rendermi economicamente indipendente fino a quando, in modo totalmente inconsulto, mi sono iscritta alla facoltà d’architettura. Qui ho incontrato Vittorio Ingegnoli, che ritengo tutt’ora un Maestro, e l’ecologia del paesaggio.
E fu così che non ho più smesso di studiare….
Laureata con una tesi sui paesaggi rurali del sud est milanese, inaspettatamente sono sempre riuscita a lavorare sulla mia passione, il paesaggio, con progetti, piani, valutazioni.
Infine insegno e scrivo.
Che attività svolgi in associazione?
Sono la fortunata Presidente di Casa dell’Agricoltura, che ha la caratteristica di catalizzare interessi, intelligenze, competenze, di tante persone generose e appassionate che non smettono di cercare e diffondere agri-culture. Qui cerco di portare il mio imprinting professionale, il paesaggio, che ritengo un bene comune anche quando è privato. Il risultato finale delle stratificazioni dei processi naturali e antropici, una sorta di cartina di tornasole che restituisce positività e negatività del nostro agire in una sintesi perfetta. Dunque, aiuta anche a comprendere le relazioni complesse tra agricoltura e società.
Come vedi il futuro dell’associazione? Quali progetti vorresti che CdA seguisse in futuro? Nuove idee? Sogni?
Il mondo è cambiato e sta cambiando con una velocità superiore a quella dell’evoluzione: l’agricoltura deve adattarsi. Il nostro obiettivo principale è quello di osservare con curiosità ciò che accade, allungare la vista verso un futuro sicuramente diverso da ciò che abbiamo conosciuto, ma proprio per questo intrigante e sfidante. Uno sguardo lungo che la politica fatica a sviluppare. Vedo Casa dell’Agricoltura crescere sempre di più nel ruolo del “civil Servant”, ossia un’entità indipendente che partecipa alle discussioni sulle strategie per l’agricoltura, stimola e punzecchia le stanze dei bottoni, porta le proprie esperienze e le mette al servizio dei decisori con l’autorevolezza che è propria ai suoi soci. Persevera nelle attività formative innovative, soprattutto per i giovani, e nell’accompagnamento alle sperimentazioni in agroecologia pensando seriamente ad un futuro non solo prossimo.



