Riportiamo l’intervento integrale di Chiara Nicolosi, del direttivo di Casa dell’Agricoltura, a “GEA – Gender Equality in Agricoltura”, l’ultimo evento organizzato da Irene, associazione con cui Casa dell’Agricoltura collabora da tempo. L’incontro ha visto la partecipazione di donne impegnate in agricoltura: imprenditrici, professioniste, esperte di analisi di genere, docenti universitarie.
L’agricoltura ha bisogno delle donne anche perché se il suo futuro deve essere sempre di più, questo è il mio parere, basato sull’agroecologia nei suoi più diversi aspetti, molte idee e nuove sperimentazioni sono nate in ambito femminile.
Ho lavorato per più di quarant’anni in ambito agricolo, ricoprendo i più diversi ruoli nell’ambito della mia organizzazione e vi porto la mia esperienza sul confronto e sul lavoro con donne impegnate nelle aziende agricole.
Nei primi anni ‘80, quando ha cominciato a diffondersi l’agriturismo e insieme a questo l’attenzione alle diverse agricolture, all’agricoltura di montagna, alla salvaguardia dei terreni agricoli ho incontrato, in un ambiente tradizionalmente più maschile come quello delle organizzazioni agricole, donne impegnate da protagoniste in agricoltura.
Dagli anni ‘90, constatando la poca visibilità e rappresentanza, rispetto alla reale presenza nel settore, ho dedicato più impegno e attenzione alla valorizzazione delle donne che a diverso titolo lavorano in agricoltura. Una valorizzazione necessaria per l’agricoltura, e anche, a mio parere, per la crescita del confronto, delle idee e della rappresentanza dell’organizzazione (Cia-Confederazione Italiana Agricoltori ) nella quale ricoprivo un ruolo dirigente.
In quegli anni si sono avviati alcuni progetti di formazione rivolti alle agricoltrici, tra gli altri il progetto Demetra al quale hanno aderito un gruppo di agricoltrici della provincia di Milano che si proponeva di valorizzare il ruolo femminile nell’ambito del lavoro in azienda, sia per le titolari che per le coadiuvanti e avviare un confronto tra aziende agricole diversificate.
Nel 1999, partendo da questa esperienza e da altre nella provincia di Mantova si è costituita l’associazione Donne in Campo in Lombardia, con l’obiettivo di promuovere il ruolo e la partecipazione delle donne e di far crescere il confronto e le collaborazioni tra agricoltrici.
L’associazione è ancora molto attiva e si è sviluppata in tutto il territorio nazionale.
Fin da allora tra le donne è stata evidente una maggiore apertura rispetto alla società e una di essere un ponte tra l’agricoltura e i cittadini.
Le prime esperienze di mercati contadini si sono avviate in quel periodo e sono state, come l’agriturismo, scelte economiche e aziendali basate sulle relazioni e portate avanti in particolare dalle donne. Inoltre, anche nel lavoro, si è potuto constatare una maggiore apertura delle agricoltrici al confronto e allo scambio.
Ne è nato anche un progetto di Donne in Campo “Il baratto dei saperi” nel quale agricoltrici impegnate in diversi settori e in diverse realtà territoriali, assumendo alternativamente il ruolo di docenti, si sono scambiate i loro saperi. Il progetto è stato significativo anche per la valorizzazione di importanti competenze spesso sottovalutate dalle stesse protagoniste.
Ma le donne sono state apripista anche su altri aspetti del rapporto con la società.
In particolare è stata importante l’attenzione al mondo della scuola e la nascita delle fattorie didattiche. La scuola attiva, il recupero della conoscenza dell’agricoltura, fino all’agricoltura come strumento didattico.
Un progetto interessante è stato quello con la scuola Rinnovata Pizzigoni di Milano nel quale hanno collaborato agricoltrici e insegnanti. Essere agricoltrici per scelta: un concetto che ha
caratterizzato l’agricoltura al femminile: una scelta non solo di lavoro, ma anche etica e culturale per una agricoltura umana.
Molte nuove aziende che si sono affermate nel corso degli anni, sono a titolarità femminile e sono state per le donne anche la scelta di una vita diversa a contatto con l’ambiente e con la natura. Per altre sono state un ritorno ai luoghi della famiglia d’origine, una riscoperta delle proprie radici, sempre portando nuove idee, esperienze e contaminazioni nate dall’incontro con altre realtà ed esperienze.
Un altro motivo di riflessione e confronto è stato il rapporto tra agricoltura e cultura e il confronto con settori della società impegnati nei diversi ambiti culturali per la valorizzazione del contributo storico e culturale dell’agricoltura.
Negli ultimi anni si è sempre più sviluppata la consapevolezza sui temi dell’ambiente e l’impegno per la biodiversità e la fertilità dei suoli.
Anche il confronto sulla montagna non è più solo esempio di un’agricoltura più difficile, ma anche modello per un’agricoltura più attenta al contesto ambientale e sociale è stato importante.
Il biologico ha impegnato molte aziende femminili anche nelle aziende nelle quali è più difficile come le aziende risicole nelle quali la sperimentazione è partita da un gruppo di aziende a titolarità femminile.
L’attenzione per il lavoro e la capacità di dare lavoro con la diversificazione è un’altra caratteristica di molte aziende femminili come la capacità di pensare anche al contesto nel quale si porta avanti la propria azienda e quindi anche al proprio territorio.
Anche i temi sociali e le prime sperimentazioni nelle fattorie sociali hanno interessato le donne (agrinidi e agriasili).
La resilienza e la capacità di superare periodi difficili come quelli del covid, diversificando le produzioni e i canali di vendita sono emersi anche da una ricerca “L’altra agricoltura – Persone, territori, tra resistenza, sostenibilità e innovazione“ pubblicata nel 2022.
Nei viaggi per gli scambi con altre realtà regionali come quelli che Donne in Campo Lombardia organizza da parecchi anni emerge la passione che porta molte donne a lavorare in agricoltura, una scelta etica e non basata solo sul profitto.
Il “Manifesto delle donne per la terra” approvato da Donne in Campo nella sua assemblea nazionale alcuni anni fa afferma:
“Pensiamo come Donne in Campo che l’agricoltura del futuro debba nutrire la salute e il benessere, ricamare paesaggi, intessere comunità, produrre biomateriali, conservare biodiversità e tradizioni, custodire semi, coltivare foreste, fornire fitoterapici, ristabilire equilibri naturali: l’etica del produrre è la nostra visione
Per concludere, l’agricoltura ha bisogno delle donne e la società ha bisogno delle donne dell’agricoltura.



