Pac, la proposta

Le vicende internazionali polarizzano l’attenzione del vasto pubblico: Gaza e il dramma umanitario che mai avremmo potuto pensare di vedere, la guerra in Ucraina e la penosa sensazione di inutilità dell’inconcludente dialogo per la cessazione delle ostilità, le ondivaghe intemperanze del presidente Usa che rimangono incomprensibili a qualsiasi osservatore se non per il taglio affaristico dell’approccio, delle richieste e dei risultati, così come sembra sia la natura dell’accordo sui dazi fra U.E. e U.S.A..

Nel contempo, condizionate non poco dalle vicende sopra indicate, ci sono novità per l’agricoltura europea, quindi italiana.

Con evidente malizia (metà luglio, lavori di campagna in corso nel pieno delle attività agricole estive) la Commissione ha presentato le proprie proposte per la PAC del futuro, cioè per il periodo 2028-2034. Decisione importante che segue ‘Vision’ il documento del Commissario Hansen sul futuro dell’agricoltura europea.  

Come Casa dell’Agricoltura avevamo attivato una rubrica di commenti su quel testo che ha suscitato attenzioni e riportato interventi, ma che ha rapidamente esaurito la sua attrattività in parallelo alla maturazione delle proposte sulla PAC, quelle vere, giunte il 16 luglio scorso.

Verrebbe da chiedersi se Vision non sia stato documento divulgato per sviare le attenzioni, mentre le proposte della Commissione venivano predisposte in grande riservatezza.

In ogni caso adesso siamo di fronte e per tempo a una proposta.

Registriamo subito due fatti che suggeriscono un commento. 

Il primo dato è la ripresa di una posizione e di un’iniziativa comune del mondo professionale italiano. Inedito da tempo, modesto nella sua rappresentazione, ma reale. La proposta della Commissione è effettivamente un colpo all’agricoltura europea e noi ‘ ci siamo dentro fino al collo ‘. 

La presenza di delegazioni di agricoltori europei a Bruxelles, compatibilmente con i citati lavori in campagna, ha già messo in chiaro le posizioni. Si registra l’assenza di attività, al momento, di azioni cosiddette spontanee di gruppi di agricoltori che avevano invece tenuto banco tempo fa, su giornali e media. 

Sul tema dell’iniziativa di contrasto alla proposta siamo solo all’inizio.

In secondo luogo la proposta in questi giorni di un ddl con carattere di urgenza in Consiglio dei Ministri, vedremo nel prossimo autunno come andrà la discussione parlamentare e se questa ci sarà e sarà adeguata, per un importo di 1 miliardo di euro da spendere nei prossimi tre anni.

Iniziativa tempestiva sotto molti profili. Ci sarà tempo per una valutazione e al momento i commenti sono molto prudenti, in attesa di capire meglio di cosa si tratti.

Infine un più preoccupato commento sulla proposta della Commissione.

Se volessimo drammatizzare un po’ è possibile dire che siamo di fronte alla estinzione della PAC, pilastro storico non solo della iniziativa comune, ma anche pilastro storico della stessa idea comunitaria e della costituzione della CEE dove peraltro la spesa comunitaria era rappresentata per oltre 2/3 della quella agricola. 

La PAC perde la sua identità oltre a perdere budget. I fondi specificamente destinati all’agricoltura rappresentano il 15% del bilancio ed erano il 30%. Gli 865 miliardi complessivi sono collocati in un Fondo Unico che viene destinato agli stati nazionali, all’Italia 86,6 miliardi per interventi descritti in un Piano di partenariato nazionale e regionale – PNR con una discreta autonomia di indirizzo. Le disposizioni per gli agricoltori sono contenute nel regolamento che istituirà il Fondo Unico e non in quello della PAC che dovrebbe regredire sostanzialmente a regolamento amministrativo applicativo. Emerge, positivamente, l’indicazione dell’agricoltore attivo quale referente prioritario di tutte le iniziative ed una consolidata priorità per i giovani agricoltori. Vi sono poi numerose norme specifiche per le quali ci sarà tempo per un adeguato commento. 

Quello che occorre sottolineare in questa sede è l’apparente facilità con la quale si chiude oltre 50 anni di politica agricola comune.

L’identità di una politica è anche la sua forza, la riduzione a parte del Fondo Unico in questo caso, è la sua debolezza. L’accompagnamento di una sensibile riduzione del budget dimostra come la questione agricola non sia più così al centro degli interessi politici dell’Unione Europea, ma la colloca fra altre politiche.

Occorre altrettanto riconoscere che grandi interrogativi sono ormai posti di fronte alla UE e che questi investono il senso e l’identità strategica della Unione. 

Ma la disinvoltura con la quale la PAC viene accantonata nel suo significato profondo, anche di valore corrispettivo al valore sociale ed economico quale l’agricoltura dovrebbe essere ritenuta, non può essere considerata una distrazione. È la conseguenza di un dato sociale, economico e anche tecnico produttivo dell’agricoltura moderna come pure della dimensione e del senso di ruralità dei nostri territori.