Casa dell’Agricoltura in Regione


La presidente della Casa dell’Agricoltura, Maddalena Gioia Gibelli, ha partecipato alle audizioni del 5 Luglio u.s.  promosse dalla V  Commissione Consigliare della Regione Lombardia sul PDL n. 75/2024  “Disciplina degli insediamenti logistici di rilevanza sovracomunale”.

L’argomento non ha bisogno di particolari illustrazioni in ordine al problema che intende affrontare, soprattutto per quanto riguarda il tema del consumo di suolo.  

Casa dell’Agricoltura è stata audita come associazione competente sull’argomento. La presidente Gibelli vanta altresì un’esperienza professionale personale di lunga data sul tema che ha consentito alla nostra Associazione di essere rappresentata con puntualità di argomenti e competenza di giudizio nel pubblico confronto istituzionale.

Riportiamo di seguito le osservazioni della nostra presidente.
Le osservazioni riguardano 4 punti che, a nostro avviso, sono fondanti rispetto ai temi oggetti del PDL e richiedono approfondimenti che riteniamo necessari anche per l’applicabilità della legge stessa.

  1. Gli insediamenti per la logistica di cui si occupa il PDL sono strutture territoriali di nuova generazione, apparse recentemente nei territori con una velocità di crescita spiazzante, aiutata dall’assenza di una regolamentazione ad hoc e di aggravi procedurali o contributivi: dunque caratterizzate da elevata marginalità economica.
    Non esiste una valutazione, forse impossibile, sul “bisogno” della dotazione complessiva utile/necessaria. Esistono valutazioni sulla crescita attesa che, nel 2019, per l’UE era dell’85% entro il 2050. Sappiamo che la crescita sta già rallentando, ma continuerà fino al raggiungimento della saturazione.
    A quel punto, probabilmente, scaturiranno nuove esigenze e le strutture esistenti inizieranno a competere non tanto sul bisogno, ma sulle caratteristiche più idonee all’efficienza.
    E’ il ciclo normale di una struttura/organismo nuovo: prima cresce e poi migliora.
    Un tale ciclo, molto probabilmente, si verificherà anche per la logistica, e potrà produrre, come risultato, fenomeni diffusi, magari a tappeto, di dismissioni delle strutture meno efficienti, a favore di nuovi insediamenti.
    Questo fenomeno può diventare ingovernabile se non lo si considera fin dall’inizio.
    Vista la probabile “temporaneità” di alcuni/molti insediamenti, pare necessario introdurre da subito strumenti validi per garantire alle comunità, in caso di dismissione, il recupero delle risorse territoriali utilizzate, senza subire effetti quali il cosiddetto “demalling” per i Centri Commerciali.

Servono strumenti per la gestione della dismissione
Lo strumento più semplice in tal senso potrebbe essere quello della fidejussione (o strumento di pari efficacia), analogamente a quanto accade oggi per il recupero ambientale delle cave. La fideiussione potrebbe essere escussa in caso di chiusura dell’attività non seguita da interventi di riuso dell’edificato o da demolizione degli immobili dismessi e di recupero ecosistemico del suolo vivo.
Nei casi in cui l’attività non venga dismessa, le somme accumulate entro un numero di anni da definire, potrebbero confluire in un fondo per gestire le eventuali dismissioni degli insediamenti logistici già funzionanti, ma che potranno rivelarsi obsoleti in futuro.

  1. Dal momento che la finalità della legge è quella di presidiare interessi quali la tutela dell’ambiente, incluso quello urbano, e della salute pubblica… in coerenza con gli obiettivi di contenimento del consumo di suolo e di rigenerazione urbana, e considerando i principi enunciati all’Art. 3, comma e) ne deriva, ed è necessario, che ogni nuovo insediamento o ampliamento dell’esistente sia portatore di risanamento ambientale e paesaggistico, anche per dare concretezza al concetto di transizione ecologica. E aggiungono inquinamento nei suoli contermini, nelle acque e nell’aria: il tema della localizzazione è dunque fondante, ed è già trattato nel PDL, “nel rispetto, in particolare, della tutela dell’ambiente, incluso quello urbano, e della salute pubblica”, ma chiediamo che vadano inclusi il paesaggio e il capitale culturale della regione. Dico questo perché, come FAI, siamo molto preoccupati di quanto è già accaduto e continuerà ad accadere sul paesaggio. Per esempio, a 500 metri dal Santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio è prevista la costruzione di una piattaforma logistica di grandissime dimensioni. Non è sufficiente tutelare il bene monumentale per tutelarne il valore. Serve tutelare e, magari, arricchire tutto il sistema di relazioni col territorio circostante, che non ha un confine definibile a priori ed è unico per ogni situazione.

Non è sufficiente rispettare gli ambiti agricoli strategici, è necessario evitare le frammentazioni fondiarie e la perdita di valore ecologico ed economico dei terreni a margine delle infrastrutture: strade e piattaforme logistiche.
Occorre pertanto precisare i contenuti per la compatibilità, correlare efficacemente alla “pianificazione” anche le “compensazioni” degli effetti indotti da tali insediamenti, anche per incentivare le localizzazioni in aree dismesse o, comunque, contrastare investimenti per insediamenti non sufficientemente verificati in termini di efficienza ed efficacia.

Gli strumenti per la compensazione degli impatti: compensazione del consumo di suolo
Gli interventi di logistica, se producono consumo di suolo, devono compensare contestualmente tale impatto, attraverso il recupero di suolo precedentemente impermeabilizzato, o monetizzazione.
Questo semplice principio sarebbe già in grado di apportare benefici notevoli, nel senso sia di orientare il mercato verso il recupero delle aree dismesse, sia di mantenere comunque in equilibrio il bilancio del suolo anche nel caso di interventi su aree libere.
Gli interventi di logistica, anche se non producono consumo di suolo, devono comunque compensare gli impatti di costruzione, del traffico indotto, ecc. e contribuire al risanamento ambientale.
Gli oneri derivati dalle compensazioni potrebbero essere convogliati in un fondo specifico con la finalizzazione del recupero di ecosistemi degradati, con priorità negli ambiti delle reti ecologiche e reti verdi regionali e provinciali, in ottemperanza al Regolamento europeo sul ripristino della natura adottato il 17 giugno 2024.
Ovviamente, per le localizzazioni in condizioni territoriali particolarmente adatte, a partire dalle aree dismesse, gli oneri di contribuzione sarebbero assenti.
Lo strumento, dunque, si caratterizza per essere dissuasivo e orientativo.
I criteri operativi possono essere definiti in provvedimenti attuativi della legge. 

Gli strumenti per l’orientamento qualitativo dei progetti: bonifiche site contaminati e azioni per l’invarianza idraulica
L’incentivazione all’utilizzo delle aree già compromesse deve tenere conto dei maggiori costi a partire dagli oneri di bonifica dei suoli.
Si propone di eliminare dallo scomputo le opere viabilistiche, che sono necessarie per ogni insediamento di logistica, ovunque collocato, e di ammettere invece lo scomputo dagli oneri di urbanizzazione, come del resto consentito dal TU Edilizia (art. 16, comma 8) per i costi di bonifica, necessari solo per insediamenti che si collochino virtuosamente su aree già degradate.
Altro tema essenziale per la qualità dei progetti, sia su aree libere che su aree dismesse, è quello legato alla gestione delle acque. Occorre incentivare l’adozione di sistemi di invarianza idraulica multiobiettivo, Sistemi urbani di Drenaggio Sostenibile (SuDS) basati sull’utilizzo ampio delle Nature based Solutions (Soluzioni Basate sulla Natura) che uniscono alla finalità tecnica di gestione delle acque quella del risanamento ambientale e paesaggistico. L’adozione di SuDS quali, ad esempio, bacini e fossi vegetati filtranti, anche su aree verdi pubbliche tramite convenzionamento, dovrebbe essere incentivata e premiata tramite politiche compensative di scomputo. Oppure penalizzando l’impiego delle sole infrastrutture “grigie” (es. vasche interrate di laminazione).

  1. Gli insediamenti della logistica non possono essere trattati in modo separato dai flussi di traffico che generano, dal momento che sono parti diverse di uno stesso fenomeno. La logistica è un processo che avviene attraverso una rete: insediamenti senza flussi non fanno logistica, così come non fanno logistica i flussi senza gli insediamenti.
    Il PdL, per essere efficace, dovrebbe considerare il sistema a rete, non solo i nodi.
    E, dato che la distribuzione dell’ultimo miglio è uno degli aspetti più congestionanti delle città, deve essere considerato l’intero processo, con la doppia finalità di aumentare la sostenibilità della logistica crescente e la vivibilità delle grandi città, già messa a dura prova. La localizzazione degli insediamenti periurbani non può rimanere estranea alla logistica urbana, e deve essere il primo passo per una razionalizzazione.
    Gli strumenti in questo caso devono tendere alla promozione e al sostegno di sperimentazioni di modalità innovative di interscambio e distribuzione, col coinvolgimento di tutti gli stakeholders: gestori del traffico su ferro, gestori dell’intermodalità pesante, spedizionieri, trasportatori, gestori della logistica urbana.
    Su questa base, a partire dalle caratteristiche proprie delle città, sarà possibile sviluppare una visione integrata efficace per la decongestione urbana, delle soluzioni modali tradizionali e non tradizionali per il trasporto merci (ad esempio, treni cargo urbani, furgoni elettrici, cargo bike, tricicli da carico), che tiene anche conto della potenziale capacità di condividere le sinergie tra trasporto merci e passeggeri (ad esempio, aggancio del carico merci ai treni passeggeri) e di sfruttare per la logistica urbana i servizi di trasporto passeggeri su autobus e ferrovia.

Gli strumenti per la compensazione dell’aggravio sulla rete infrastrutturale
Gli insediamenti della logistica, in questo caso, possono fornire il proprio apporto finanziario (senza distinzione in base alla localizzazione), tramite corresponsione di un onere contributivo specifico, che confluisca – anche in questo caso – in un fondo da cui attingere risorse per finanziare i progetti sperimentali ed innovativi.
L’esclusione dallo scomputo delle opere sulla viabilità prevista per garantire all’insediamento logistico la necessaria funzionalità potrebbe confluire nel fondo medesimo.

  1. Lo strumento fondamentale per dare efficacia a qualsiasi politica: necessità di una
    definizione chiara e oggettiva di “logistica”.
    La legge necessita di una definizione di logistica univoca che escluda confusioni e
    strumentalizzazioni (art. 1, comma 2 del testo attuale). Attualmente la legge prevede oggetti territoriali generici, come destinatari di funzioni di logistica.
    Strutturalmente, non vi sono molte caratteristiche che distinguano un fabbricato come diretto specificamente a funzioni logistiche, e neppure tale attività è soggetta al rilascio di previe autorizzazioni (come è invece nel caso delle attività di vendita o di somministrazione.
    Una corretta definizione è essenziale per consentire, ad esempio, al funzionario istruttore di una pratica edilizia, di identificare in un qualsivoglia, anonimo capannone un futuro insediamento di logistica, laddove il progetto non lo qualifichi espressamente in tal senso.
    Il rischio probabile, forse certo, è di invalidare l’intero dispositivo legislativo in quanto, in assenza di riferimenti precisi, diventa facilissimo eludere oneri e procedure, cambiando il nome al tipo di insediamento. Soprattutto in una fase in cui, venendo assoggettati ad aggravi prima inesistenti, i progetti potrebbero tendere a non autodefinirsi apertamente come diretti a tale funzione. Come già scritto (punto1), la caratterizzazione della logistica è funzionale (i flussi che genera), non strutturale. Ed è lì che bisogna lavorare. Alcune regioni hanno già lavorato su questo. Gli esiti possono costituire un riferimento per il presente PDL.

Un’ultima osservazione
L’oggetto territoriale emergente in questo momento è il “Data Center”. Strutture che possono occupare tantissimo suolo e richiedere quantitativi enormi di energia, in crescita esponenziale.
Dato che le aspettative sono di una crescita enorme anche a fronte del fatto che la Lombardia si trova in una direttrice importantissima di flussi di dati e i costi di realizzazione sono tutt’ora inferiori a quelli della maggior parte degli stati confinanti, è estremamente opportuno inserire anche i Data Center in questo PDL, anche rimandando agli strumenti attuativi qualsiasi ragionamento approfondito.