Cucina italiana e Unesco

La cucina italiana è stata riconosciuta “Patrimonio culturale immateriale” dell’Unesco. La decisione è stata votata all’unanimità, il 10 dicembre scorso, nell’ambito della ventesima sessione del Comitato intergovernativo dell’agenzia dell’ONU che si occupa della salvaguardia dei beni intangibili mondiali.

Non si tratta del primo riconoscimento di una cucina da parte dell’Unesco: nel 2010 sono state riconosciute come patrimonio intangibile dell’umanità la cucina tradizionale messicana e la cucina francese delle grandi occasioni, nel 2013 era stato riconosciuto il Washoku giapponese come una tipologia di cucina capace di includere elementi spirituali e tradizionali.

Le motivazioni che hanno portato al riconoscimento della cucina italiana, considerata nel suo

complesso poiché in effetti non esiste un’unica cucina italiana, sono imperniate innanzitutto sulla capacità di valorizzare le risorse tipiche di ogni territorio secondo caratteristiche proprie; il prof. Pier Luigi Perillo docente della Luiss che ha curato il dossier sulla candidatura definisce la cucina italiana “un mosaico di tante diversità locali, da nord a sud, da città a città, da famiglia a famiglia, che è il prodotto di tante culture diverse – normanna, araba, spagnola, tedesca, francese- che nel corso dei secoli hanno attraversato il Paese, lasciando ognuna qualcosa”. Questa valorizzazione della diversità, riconosciuta dall’Unesco, può essere rappresentata validamente dall’attenzione ai prodotti di qualità dei territori che, secondo la Fondazione Symbola, vedono l’Italia riconoscere 584 DOP, 268 IGP e 4 STG-specialità tradizionali garantite (mozzarella, pizza alla napoletana, amatriciana tradizionale, vincisgrassi alla maceratese) prodotti in gran parte nelle aree più rurali del Paese, spesso marginali, rivelandosi validi strumenti per il sostegno delle economie locali.

Aldilà delle certificazioni, Confartigianato calcola che il nostro Paese vanti quasi 6.000 prodotti agroalimentari tradizionali e che la domanda di prodotti locali è in crescita; nel 2023 12,1 milioni di italiani hanno scelto il chilometro zero. Va considerato inoltre che 204.789 imprese, micro e piccole, operano all’interno della di una filiera agroalimentare che ha generato, sempre nel 2023, 130,9miliardi di euro di valore aggiunto.

L’Unesco, inoltre, ha sottolineato l’importanza della convivialità che caratterizza la cucina italiana e che si traduce in un successo dei ristoranti che nel mondo offrono cucina italiana e nell’attrattività dell’enogastronomia per il turismo italiano. Si stima che la cucina italiana nel mondo abbia raggiunto, nel 2024, un valore complessivo di 251 miliardi di euro rappresentando il 19% del mercato globale dei ristoranti. Sempre nel 2024, il turismo enogastronomico in Italia ha raggiunto il fatturato di 40,1 miliardi di euro con una crescita del 12% rispetto all’anno precedente.

Confesercenti stima, per i prossimi due anni, una crescita dell’8% del turismo in Italia; il

riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio immateriale Unesco non potrà che favorire lo sviluppo del comparto.

È bene ricordare, però, che sulle tavole delle famiglie e dei turisti non arrivano solamente prodotti tipici in gran parte di produzione artigianale ma, verosimilmente e in maggior proporzione, prodotti dell’agricoltura italiana anche di tipo professionale che possono garantire un’elevata qualità in termini sia di qualità sia di correttezza nelle tipologie di produzione e di allevamento. Poiché la concorrenza mondiale è molto elevata e rischiosa, basti pensare al fenomeno dei prodotti italian sounding o ai rischi potenzialmente rappresentati dai prossimi accordi internazionali come quello con il Mercosur, è importante sottolineare che il successo della cucina italiana è fortemente collegato con la tutela e la salubrità delle materie prime agricole.