Come ad ogni scadenza della PAC, si ripresentano temi e priorità che abbiamo già incontrato in precedenza. Innanzi tutto il tema delle risorse disponibili (ancora non del tutto messo a fuoco..), poiché in un mondo orami impegnato in sfide su più livelli, e purtroppo anche su quello della sicurezza, una volta di più la PAC dovrà difendere con forza straordinaria le ragioni per le quali dedicarvi una così cospicua parte del bilancio comunitario. Ormai, direi fortunatamente, la motivazione di produrre alimenti per tutti gli abitanti dell’Unione Europea è ormai superata da così tanti decenni da essere sconosciuta e incomprensibile alle generazioni più giovani (e non solo a quelle…), e occorrerà pertanto raccontarne di altrettanto convincenti.
Poi, certamente, la priorità della semplificazione, burocratica ed amministrativa. Un tema questo che si ripropone ormai da anni, ma che fino ad oggi ha trovato soluzioni che, per dirla grossa, hanno contribuito più ad incrementare la complessità che a diminuirla… Non dobbiamo infatti dimenticare le violente manifestazioni che solo pochi anni fa hanno impegnato quasi tutti gli Stati membri, e portato gli agricoltori a battagliare fisicamente (e violentemente) nei viali di Bruxelles e sotto agli uffici della Commissione Europea. Gli agricoltori italiani non sono arrivati a questi eccessi, ma manifestazioni pacifiche si sono svolte in tutte le Regioni.
Semplificazione, dunque. Ad oggi la costruzione normativa che permette l’applicazione delle misure a superficie e delle misure del piano di sviluppo rurale ha una complessità tale da dissuadere, letteralmente, diverse aziende agricole da cimentarsi con i corrispondenti vincoli, ed i corrispondenti costi per gli ormai indispensabili consulenti.
Ma quale è il prezzo che occorre pagare a questo livello di complessità, che personalmente giudico insostenibile?
Partiamo dai costi amministrativi, e quindi dai costi che le istituzioni coinvolte, in un modo o nell’altro, nella gestione della PAC devono sostenere per garantirne l’applicazione. Sto parlando dei costi diretti della stessa Commissione, dei singoli Stati membri, a livello italiano del Ministero e di AGEA, e poi delle Regioni, degli Organismi Pagatori, e dei CAA….Importi rilevantissimi, ciascuno a carico del singolo Ente o Organismo responsabile. Definiamoli costi interni della PAC.
Poi abbiamo i costi a carico delle aziende agricole. Come detto, dubito che esistano in Italia aziende agricole in grado di compilare personalmente e direttamente le misure a superficie, oppure di accedere ad un singolo bando del piano di sviluppo rurale, senza coinvolgere uno, o addirittura più consulenti, naturalmente a pagamento. Questi costi sono a carico delle singole aziende, ed erodono pertanto il beneficio finanziario del contributo comunitario.
Una ulteriore considerazione. La complessità della PAC fa sì che la maggior parte delle aziende agricole non riesca a comprenderne gli obiettivi, se non molto genericamente. E questo per le misure a superficie. Possiamo pensare che un bando tipo del piano di sviluppo rurale, di quasi cento pagine, possa essere letto, o almeno compreso, dai singoli imprenditori?
Aggiungo quella che è una delle più serie considerazioni, a mio giudizio. Questa complessità rende la PAC sostanzialmente inspiegabile a favore dei cittadini, salvo enunciazioni molto generiche, cittadini che però ne sostengono il costo, e che quindi sarebbe giusto, o almeno molto opportuno, potessero anche condividerla e sostenerla.
Ciò detto, che fare? Tra il dire e il fare……..Forse è venuto veramente il momento, in questa occasione, di immaginare una radicale rivoluzione delle modalità applicative della PAC. L’ideale potrebbe essere di creare un meccanismo che permetta, al singolo imprenditore agricolo, di dedicarsi personalmente e direttamente a compilare una domanda di contributo a superficie, oppure una richiesta di contributo sul piano di sviluppo rurale, senza dover ricorrere a consulenti o assistenza da parte di terzi. Poi certo l’imprenditore deciderà se farlo personalmente, oppure se avvalersi di figure terze, ma oggi non è disponibile questa opzione.
Esistono già queste modalità in almeno uno dei Paesi europei? Sarebbe certamente molto utile avere la disponibilità, da parte della Commissione, di uno studio che elenchi concretamente le best practices adottate da questo o quel Paese e che abbiano contributo a efficacemente ridurre i costi, interni ed esterni, della PAC. Oppure pensiamo seriamente che la modalità adottata nel nostro Paese sia la più performante in assoluto? In parallelo, sarebbe molto utile, e forse anche istruttivo, avere cognizione precisa ed aggiornata dei costi interni ed esterni che vengono sostenuti in ciascuno dei Paesi membri, per fare un confronto che potrebbe dare molto utili indicazioni.
Ma nel merito? Nel merito non lo so, ma sono certo che la Commissione abbia le risorse professionali e tecnologiche per proporre una modalità innovativa, efficace, efficiente, comprensibile, e soprattutto semplice, di applicazione dei principi della nuova PAC, che prenderà avvio già dal 2028, e riguardo alla quale il cantiere è già a pieno regime.
Un ultimissimo pensiero. Tenuto presente che le banche dati dei fattori che governano il ciclo della agricoltura, suolo, acqua, clima, e che descrivono la gestione aziendale, e che specificano i prezzi dei prodotti agricoli, ecc ecc, sono già da tempo disponibili, è impossibile pensare ad un potente ausilio dei software di Intelligenza Artificiale che possa alleviare i costi di una gestione così impegnativa??
Paolo Baccolo
Dottore Forestale



