La Commissione europea ha presentato la sua attesissima Visione per l’agricoltura e
l’alimentazione, ma purtroppo rimane radicata a un modello vecchio, che privilegia l’aumento della
produzione e non punta con decisione alla sostenibilità dei sistemi alimentari, al rispetto
dell’ambiente e all’equità sociale.
Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, commenta: «Il futuro dell’agricoltura in Europa non
può prescindere da una transizione agroecologica, vera assente del documento presentato dalla
Commissione che in tal senso rimane vago e poco concreto. Per un sistema agroalimentare sano
e resiliente in Ue è necessario che siano riportati al centro i produttori di piccola scala, che sono i
soggetti più fragili e maggiormente danneggiati dalla perdita della biodiversità e dalla crisi
climatica, e realmente sostenuti nel passaggio verso una produzione sostenibile e rispettosa delle
risorse. Proporre ancora una sostenibilità economica a discapito di quella ambientale e sociale è
quantomeno miope.
Deludente e poco ambiziosa anche la posizione sui pesticidi: nonostante detti standard per i
prodotti importati, la Commissione non mostra alcuna intenzione di ridurre l’uso della chimica di
sintesi all’interno dell’Ue, che danneggia gravemente l’ambiente e la salute dei cittadini».
Produrre sempre più cibo non equivale a garantire la sicurezza alimentare (l’Ue spreca già più di
59 milioni di tonnellate di cibo all’anno), soprattutto quando avviene al costo del degrado
ambientale, dell’impoverimento del suolo e delle acque.
Il fatto che i sussidi continuino a dipendere dalle dimensioni dei terreni (e non dalla sostenibilità
ambientale e sociale) continua a mettere i piccoli agricoltori in una posizione di svantaggio,
nonostante rappresentino quasi il 40% delle aziende agricole dell’Ue e svolgano un ruolo cruciale
per la protezione della biodiversità, lo sviluppo delle zone rurali e la produzione di alimenti sani.
Pur riconoscendo la loro importanza, la tabella di marcia proposta dall’Ue non fornisce misure
concrete che li sostengano realmente. Solo nell’ultimo decennio, un terzo delle aziende agricole
dell’Ue è scomparso e gli agricoltori di piccola scala sono stati i più colpiti dalla volatilità dei mercati
e dalla concorrenza sleale dell’industria agroalimentare.
La Visione della Commissione trascura inoltre una parte cruciale del sistema alimentare: il
consumo e il ruolo dei cittadini nel definire la domanda. Ad esempio, non si cura di promuovere
l’educazione alimentare e diete sostenibili.
Sebbene la Visione includa alcuni passi positivi – come una forte attenzione al rinnovo
generazionale, un piano per promuovere un maggiore equilibrio fra il consumo di proteine animali
e vegetali e regole di importazione più severe sui pesticidi e sul benessere degli animali – i
problemi principali rimangono. Tra le altre questioni, la Direzione generale dell’Agricoltura e dello
Sviluppo rurale (Dg Agri) ha allentato il suo impegno a porre fine all’esportazione di pesticidi vietati
dall’Ue.
Allo stesso modo, sebbene l’impegno a garantire standard di benessere animale uguali per i
prodotti importati sia un passo positivo, i meccanismi di attuazione devono essere rafforzati.
L’eliminazione graduale delle gabbie è apprezzabile, ma gli allevatori che passano a sistemi ad
alto benessere hanno bisogno di un sostegno più mirato per garantire che le migliorie non pesino
sulla redditività dell’azienda.
Una visione diversa: l’appello di Slow Food per un futuro agroecologico
Slow Food ritiene che il futuro del cibo debba essere costruito sull’agroecologia, su sistemi
alimentari locali e su condizioni eque per gli agricoltori, non sull’espansione industriale e sul
commercio incontrollato. Un sistema alimentare sostenibile non può trattare il cibo come ogni altra merce e deve assolutamente dare priorità a:
- Agricoltura su piccola scala e diversificata: la diversità in agricoltura ne rafforza la
resilienza, protegge la biodiversità e garantisce la sicurezza alimentare a lungo termine. I
piccoli agricoltori sono la spina dorsale di un sistema alimentare sostenibile, in quanto
preservano le culture alimentari tradizionali, mantengono la salute del suolo e sostengono
le economie rurali. Le politiche dovrebbero riconoscere il loro ruolo essenziale e fornire loro
un sostegno mirato. - Una vera transizione verso l’agroecologia: l’agroecologia offre soluzioni reali per la
resilienza climatica, la tutela della biodiversità e la rivitalizzazione delle aree rurali. Eppure,
è assente dalla Visione dell’Ue. Invece di dare sussidi all’agricoltura industriale, l’Ue deve
investire nella condivisione delle conoscenze, nella formazione e in meccanismi di prezzo
equi che consentano agli agricoltori di passare a modelli sostenibili. - Un’economia alimentare equa: la Pac e gli incentivi finanziari da soli non possono sostituire
un mercato giusto e sostenibile. Gli agricoltori dovrebbero essere in grado di ottenere un
reddito equo attraverso catene di approvvigionamento più brevi e più giuste, piuttosto che
affidarsi a sussidi che vanno principalmente a beneficio delle grandi imprese
agroalimentari. - Allevamento sostenibile: invece di promuovere un’ulteriore intensificazione, l’Ue deve
sostenere un allevamento estensivo e ad alto benessere che rispetti i cicli naturali, riduca la
dipendenza dai mangimi importati e minimizzi i danni ambientali. - Riduzione dei pesticidi e salute del suolo: L’Ue deve impegnarsi a ridurre significativamente
l’uso dei pesticidi e a ripristinare la fertilità del suolo. Mentre la Visione menziona i divieti di
esportazione di sostanze chimiche pericolose, tace sulla riduzione dell’uso di pesticidi
all’interno dell’Ue stessa – un’omissione che contraddice qualsiasi autentica pretesa di
sostenibilità. - Un approccio olistico ai sistemi alimentari: l’Ue deve connettere la produzione agricola ai
modelli di consumo. Ciò significa inserire l’educazione alimentare in tutte le scuole,
incoraggiare diete più locali e stagionali, promuovere fonti proteiche di origine vegetale e
garantire che le politiche alimentari contribuiscano alla salute pubblica, non solo alla
produzione economica.
Un sistema agroalimentare che si rispetti deve dare potere agli agricoltori, proteggere la
biodiversità e promuovere diete sane e sostenibili per tutti.
Slow Food esorta la Commissione ad allineare le sue politiche a questi principi e a impegnarsi in
un dialogo inclusivo che dia priorità alla transizione verso l’agroecologia, garantendo un futuro
alimentare equo e resiliente per l’Europa e non solo.



